di Umberto Folena
L’Istat annuncia un lieve calo degli sposati e subito c’è chi se ne approfitta per annunciare che in Italia il matrimonio «non piace»
Allora siamo d’accordo, alleggeriamo i toni. Basta con gli insulti gratuiti e i rigurgiti acidi d’ideologia muffita. Infatti: “Arrivederci a Piazza Navona, per un altro “no” all’oscurantismo fondamentalista”. Così Marco Cappato scrive sul Riformista di martedì scorso. Trentatré anni fa, ricorda, con il referendum sul divorzio “l’Italia si scoprì laica ed europea”. Il vizio di attribuire a tutto un valore ideologico e anticlericale è duro da vincere, specialmente se vincerlo non puoi, costituendo il nerbo dei tuoi laicissimi predicozzi.
Se gli si toglie il vizio, che gli resta? «Gli sconfitti del 1974 – tuona l’inquisitor Cappato- sentono il profumo della rivincita e convocano proprio per il 12 maggio, a piazza San Giovanni, l’appuntamento per il loro “family day”. Lo hanno concepito come una definitiva prova di forza del clericalismo montante. Hanno per questo scelto la piazza da sempre utilizzata dalla sinistra ufficiale (…), la piazza “progressista”». Tremendo, ora battezzano pure le piazze, clericalizzandole alla rovescia. Le piazze, il luogo d’incontro laico (di tutti) per eccellenza. Le famiglie in realtà fanno bene a rendersi visibili, una volta almeno in mezzo secolo. Anche per contrastare certi titoloni che contribuiscono ad avvalorare l’idea di una famiglia in via d’estinzione. Corriere della sera: “Istat, il matrimonio non piace. Aumentano celibi e divorziati”. Che sia avvenuto il sorpasso? Ma no, l’Italia continua ad essere clamorosa e felice anomalia nel mondo occidentale. Ma invece di esserne contenti, ce ne vergogniamo. Scrive il Corriere: «In quattro anni il popolo dei mariti-e-mogli è diminuito dello 0,5%, a tutto vantaggio dei celibi-nubili (+0,4) o dei divorziati (+0,3)”. Tutto qui? Tutto qui. E questa sarebbe un’ecatombe? Tra l’altro, «il matrimonio non piace» sembra un’affermazione dell’Istat, che ovviamente si limita a dare i numeri, non a commentare i presunti gusti degli italiani. Matrimonio giù, gay su. La moda è moda e non possiamo farci niente, se non pubblicare commenti al vetriolo come questo di Luigi Santambrogio (Libero), dal titolo: “Il Leone di Venezia diventa gay”. Il film di Ang Lee “I segreti di Brokeback Mountain” è roba vecchia. «Nell’attuale edizione, la 75esima, la Mostra Internazionale del Cinema riserverà un riconoscimento speciale al miglior film che affronta temi e problemi degli omosessuali”. Nome del premio. “Queer Lion”. Conclusione: «A qualcuno non basta il semplice rispetto delle diversità, tollerare le libertà e i gusti sessuali di ciascuno. No, il politically correct reclama che tali comportamenti vengano istituzionalizzati, formalizzati, legalizzati in nome della legge e del popolo italiano. E poi finanziati, foraggiati e sostenuti dallo Stato». Come il Leone queer: se scriviamo che anziché ruggire miagola, faremo una brutta fine?
Allora siamo d’accordo, alleggeriamo i toni. Basta con gli insulti gratuiti e i rigurgiti acidi d’ideologia muffita. Infatti: “Arrivederci a Piazza Navona, per un altro “no” all’oscurantismo fondamentalista”. Così Marco Cappato scrive sul Riformista di martedì scorso. Trentatré anni fa, ricorda, con il referendum sul divorzio “l’Italia si scoprì laica ed europea”. Il vizio di attribuire a tutto un valore ideologico e anticlericale è duro da vincere, specialmente se vincerlo non puoi, costituendo il nerbo dei tuoi laicissimi predicozzi.
Se gli si toglie il vizio, che gli resta? «Gli sconfitti del 1974 – tuona l’inquisitor Cappato- sentono il profumo della rivincita e convocano proprio per il 12 maggio, a piazza San Giovanni, l’appuntamento per il loro “family day”. Lo hanno concepito come una definitiva prova di forza del clericalismo montante. Hanno per questo scelto la piazza da sempre utilizzata dalla sinistra ufficiale (…), la piazza “progressista”». Tremendo, ora battezzano pure le piazze, clericalizzandole alla rovescia. Le piazze, il luogo d’incontro laico (di tutti) per eccellenza. Le famiglie in realtà fanno bene a rendersi visibili, una volta almeno in mezzo secolo. Anche per contrastare certi titoloni che contribuiscono ad avvalorare l’idea di una famiglia in via d’estinzione. Corriere della sera: “Istat, il matrimonio non piace. Aumentano celibi e divorziati”. Che sia avvenuto il sorpasso? Ma no, l’Italia continua ad essere clamorosa e felice anomalia nel mondo occidentale. Ma invece di esserne contenti, ce ne vergogniamo. Scrive il Corriere: «In quattro anni il popolo dei mariti-e-mogli è diminuito dello 0,5%, a tutto vantaggio dei celibi-nubili (+0,4) o dei divorziati (+0,3)”. Tutto qui? Tutto qui. E questa sarebbe un’ecatombe? Tra l’altro, «il matrimonio non piace» sembra un’affermazione dell’Istat, che ovviamente si limita a dare i numeri, non a commentare i presunti gusti degli italiani. Matrimonio giù, gay su. La moda è moda e non possiamo farci niente, se non pubblicare commenti al vetriolo come questo di Luigi Santambrogio (Libero), dal titolo: “Il Leone di Venezia diventa gay”. Il film di Ang Lee “I segreti di Brokeback Mountain” è roba vecchia. «Nell’attuale edizione, la 75esima, la Mostra Internazionale del Cinema riserverà un riconoscimento speciale al miglior film che affronta temi e problemi degli omosessuali”. Nome del premio. “Queer Lion”. Conclusione: «A qualcuno non basta il semplice rispetto delle diversità, tollerare le libertà e i gusti sessuali di ciascuno. No, il politically correct reclama che tali comportamenti vengano istituzionalizzati, formalizzati, legalizzati in nome della legge e del popolo italiano. E poi finanziati, foraggiati e sostenuti dallo Stato». Come il Leone queer: se scriviamo che anziché ruggire miagola, faremo una brutta fine?