Il fiduciario e le cure, così si dividono i senatori

di Franco Colasanti
Un percorso più compassionevole per aiutare il passo d’addio di una vita che si spegne nell’inconsapevolezza senza ritorno e nella sofferenza senza speranza: è la finalità cui intende corrispondere il testamento biologico, uno strumento che nel nostro Paese è da anni in cerca di una definizione giuridica capace di conciliare le scelte diverse suggerite dal pluralismo morale, e di ancorarle ai progressi della scienza medica, spesso troppo veloci e lontani dalla dimensione dell’uomo. Problema etico di frontiera, il testamento biologico riporta al centro delle scelte di cura, e di eventuale rinuncia all’accanimento terapeutico, la volontà espressa in piena lucidità mentale dalla persona che, a causa d’una grave malattia, sia venuta a trovarsi nella condizione di non poter più esprimere la propria volontà. Sono ipotesi assai diverse e distanti da ogni forma di eutanasia, dice Ignazio Marino, medico ma anche politico da sempre impegnato a favore d’una legge che consenta alla persona di lasciare delle indicazioni sui trattamenti medici e, quindi la possibilità di sottrarsi a una sofferenza ancor più insopportabile perché inutile. Una legge che possa anche aiutare il medico di fronte a una decisione che è sempre di intensa drammaticità, secondo la testimonianza dello stesso Marino, chirurgo dei tra pianti di notorietà internazionale trasferitosi dalla scorsa primavera nel nuovo ruolo di presidente della Commissione sanità di Palazzo Madama.

E un duplice impegno il suo che impone la ricerca del terreno comune di incontro a fronte dei problemi morali proposti dalla pratica della medicina, una scienza che non può mai esaurirsi nella sola tecnica. Su questo terreno comune è cresciuta una possibile normativa sul testamento biologico che sembra potersi utilmente confrontare in Parlamento e nel Paese con le visioni etiche di chi privilegia il valore assoluto della vita, la sua sacralità e la sua indisponibilità e di chi invece ritiene che il valore da tutelare sia quello dell’autonoma determinazione La futura disciplina deriverà dall’unificazione fra gli otto progetti di cui si sta occupando il Senato nell’impegno di colmare un vuoto legislativo che abbandona alle più incredibili assenze ma anche alle più disinvolte esperienze il percorso finale della vita, fra accanimenti inconsulti e “eutanasie” senza regole. Sono molti i punti di convergenza e pochi i momenti di criticità su cui si confrontano i rappresentanti politici all’interno della Commissione Sanità del Senato, ma l’obiettivo di un provvedimento largamente condiviso appare ora abbastanza prossimo, tanto che il presidente Marino confida che la legge sul testamento biologico possa arrivare nell’aula di Palazzo Madama ancora prima dell’estate. Dopo aver superato anche gli ultimi punti di contrasto. Come quello proposto dal ruolo del fiduciario, il responsabile cui il “testatario” consegna le sue volontà e che, a distanza di anni, potrebbe trovarsi di fronte a una situazione profondamente modificata dal progresso scientifico.

Complesso anche l’impegno per individuare la forma di composizione del conflitto che sulle cure può insorgere fra medici e parenti del malato. Ancora più arduo il problema profilato dalla decisione di sospendere, insieme a tutte le altre cure, anche l’idratazione e la nutrizione passiva. Non sono terapie e non configurano quindi l’ipotesi dell’accanimento, secondo il pensiero della Chiesa. Cui si contrappone una visione laicamente più larga, che impone invece la sospensione di tutti i mezzi per prolungare un’agonia senza ritorno. La forma di conciliazione fra credenti e non credenti, secondo Ignazio Marino, la suggeriscono le parole che alcuni anni fa l’allora cardinale Ratzinger ha posto fra le prescrizioni del nuovo Catechismo: «L’interruzione di procedure mediche onerose,pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi, può essere legittima». Si può insomma rinunciare all’accanimento terapeutico, non per procurare la morte ma accettando di non poterla impedire.