“La legge non apre all’ eutanasia interrompere il dolore è un diritto”

di Maria Novella De Luca
Ignazio Marino, presidente della commissione Sanità: nel testo i concetti del Catechismo.

«Accolgo la preoccupazione dei vescovi, ma non vedo la contrapposizione con il nostro lavoro. Basta leggere cosa dice a proposito dell’accanimento terapeutico il Catechismo redatto proprio da Joseph Ratzinger, durante il pontificato di Giovanni Paolo II quando era prefetto per la Congregazione della dottrina della fede. Lì sono contenuti molti dei concetti presenti anche nel testo che stiamo elaborando sul testamento biologico». Usa parole rassicuranti Ignazio Marino, presidente della Commissione Sanità di Palazzo Madama, rifugge dalla logica della “guerra di religione”, precisa invece che “nessuna forza politica al Senato ha intenzione di inserire nella legge concetti come eutanasia o suicidio assistito”.

Professor Marino, come risponde all’altolà lanciato dalla Cei?
«Rispondo semplicemente che il testo a cui stiamo lavorando, attraverso l’esame di ben 8 proposte di legge e attraverso l’audizione di decine di esperti, molti dei quali cattolici, non contempla in alcun modo, né esplicito né nascosto, un’apertura verso pratiche di eutanasia. Auspico anzi che il testo risulti così chiaro da fugare ogni dubbio».

Lei ritiene che questa presa di posizione possa rallentare il lavoro della Commissione?
«No assolutamente. Per due motivi. Il primo perché sono i cittadini a chiedere uno strumento con il quale esprimere le proprie volontà, nel giorno in cui si trovassero a dover scegliere se accettare o rifiutare un certo tipo di cure. Il secondo motivo è che non vedo contrapposizioni».

In che senso?
«Nel convegno sui testamento biologico che si è appena concluso, il cardinale Barragan ha enunciato una serie di punti irrinunciabili per la Chiesa, che la commissione ha inserito nel proprio dibattito. Nello stesso tempo credo che sia nostro dovere assicurare ai pazienti assistenza in ogni fase della vita, e soprattutto l’ultima».

Potenziando cioè la medicina palliativa, gli hospice?
«Questo prima di tutto. In Italia oggi noi abbiamo una situazione di grave ritardo. Il nostro paese è davvero spaccato in due: abbiamo oltre cento hospice al Nord, e soltanto 10 al Sud. All’interno di questo con testo di cura e assistenza si inserisce il testamento biologico».

Come diritto del paziente di rifiutare le cure estreme?
«S ilo credo che quando una persona resta in vita soltanto grazie alla tecnologia, e questa tecnologia altro non è che un prolungamento delle sue sofferenze, perchè in nessun modo ci potrà essere un recupero della propria integrità fisica, ritengo che abbia il diritto di dire di no alle terapie. Così come ritengo fondamentale che nel testamento biologico si possa indicare invece la scelta ad essere tenuti in vita ogni modo possibile, e che questa volontà venga rispettata al cento per cento”.