>Quella domenica di 33 anni fa il referendum che divise i ‘Italia<>
Scherzi del calendario o scherzi da prete? Perché è vero che e passato un sacco di tempo, 33 anni per l’esattezza, ma il fatto che le associazioni cattoliche abbiano fissato proprio il t2 maggio come data del <>, beh, un po’ sa di rivalsa o riscatto, di provocazione o purificazione; a meno di non considerare l’anniversario una di quelle misteriose coincidenze che fanno la gioia dell’indagine esoterica a sfondo politico junghiano. E comunque: il 12 maggio del t974 si tenne il referendum sul divorzio. I No all’abrogazione delle legge Fortuna Baslini prevalsero con il 59,3 per cento sul fronte cattolico, che ottenne il 40,7 per cento.
E coincidenza per coincidenza, navigando su lnternet ci si imbatte sulla prima pagina dell’Avvenire che sotto i grandi caratteri di stampa, “Hanno prevalso i No”, reca un editoriale intitolato: <>. Riconobbe allora, il quotidiano della Cei, la pienezza di un’autentica svolta: “Dobbiamo prendere coscienza scrisse che si è dinanzi a un mutamento di costume e cultura. Questo, per la verità, non era difficile da cogliersi. La sera dei risultati la primavera era ancora un po’ in ritardo, ma ai primi segnali di vittoria un’immensa marea di cittadini, forse mezzo milione scrissero Massimo Leodori, Piero Ignazi e Angelo Panebianco ne i nuovi radicali (Mondadori, 1977) per corse in corteo le strade della capitale, esternando entusiasmo in un’atmosfera paragonabile a quella della proclamazione della vittoria repubblicana del 1946”. I leader laici, Nenni, Saragat, La Malfa e Malagodi avevano chiuso la campagna elettorale a piazza del Popolo; i comunisti, con Berlinguer, s’erano radunati in quella stessa piazza San Giovanni che 33 anni do poi cattolici cercheranno di riempire per la famiglia.
La notte del 13 maggio il carosello divorzista si con denso spontaneamente a piazza Navona. Sul palco l’impeto tribunizio del vecchio Nenni tornò a solfeggiare antiche tonalità anticlericali: “Hanno voluto contarsi, hanno perduto! Questa la sorte comune dei Comitati civici che in verità non esistevano pio. <>! Non lontano dal leader socialista era Marco Pannella, che allora aveva 44 anni e stava al decimo giorno di sciopero della fame, contro la Rai di Bernabei. Confusi tra la folla, anche due dirigenti del Pci: Maurizio Ferrara e il <> Paolo Bufalini, quest’ ultimo delegato dal Pci a tenere i rapporti con le gerarchie d’Oltre tevere.
Entrambi molto romani e altrettanto scettici, erano decisa mente infastiditi dal clima radicale e festaiolo, e tale sentimento è rimasto impresso in un sonetto del papa di Giulianone che dopo aver poco amichevolmente descritto <<'na manica de gente assai lasciva/ finocchi e vacche ignude alla Go diva", così si conclude: "Ar vedelli smanià come li bonzi/ sor Paolo ciancicò: "Bell’ allegria, / ce tocca vince pure pe' 'sti stronzi!". E tuttavia e ai perdenti di allora che il prossimo t2 maggio consi glia semmai di rivolgere lo sguardo. <>. Papa Montini stava male, tanto che all’inizio del mese un giornale francese l’aveva gia dato per morto; e altri pensavano che se si fosse perso il referendum si sarebbe potuto dimettere. Ipotesi tanto più sconsolata se si pensa che in vista della consultazione sul divorzio qualche democristiano se n’era uscito con questa specie di cinico e raffinatissimo dilemma: <>.
E in effetti. A parte Fanfani, che prima del voto volle inaugarare a Caprese Michelangelo un blocco scultoreo dedicato <> e che in un cinema di Caltanissetta si prese il pro fetico sfizio di far pre sente agli uomini in sala che di questo passo le mogli sarebbero potute scappare con le cameriere, ecco, a parte Fanfani contro il divorzio si spese a corpo morto solo il Comitato iper-cattolico di Gabrio Lombardi che anni dopo testimonio, a futura memoria: “Mai come in quel periodo abbiamo avvertito in noi la grande pace, la grande gioia, che da certezza di aver compiuto, sino in fondo, il proprio dovere”.
Gli altri dc rimasero defilati, o acquattati: Andreotti alla Difesa; Moro alla Farnesina; Rumor, laceratissimo a Palazzo Chigi. Tutti e tre accolsero la sconfitta con una ideale e trepida alzata di spalle. Eppure, quel giorno, l’Italia non solo cessava di essere una società cattolica, ma la Chiesa capiva anche di non poter più contare sulla Dc. E dopo tanti anni, fra tante date, non ha perso la memoria, nè l’occasione di mostrare come tutto, su questa terra, può risolversi nel suo contrario.