«Voglio morire, ma deciderò a casa»

di Alberto Pinna
Incontro in ospedale con il “Welby sardo”. Accanto a lui un cane di stoffa e una miniatura della Madonna con Bambino.
Giovanni Nuvoli per la prima volta usa il sintetizzatore per comunicare. Che cosa desidera in questo momento? «Un panino con la mortadella»

«Questa non è vita… Non ho cambiato idea: voglio morire, ma non qui. Deciderò a casa mia, quando verrà la mia ora… Come e nel momento in cui vorrò». Le parole scorrono sullo schermo del sintetizzatore vocale, gli occhi cercano le lettere della tastiera elettronica, ogni sillaba è una pena: nel suo letto al reparto rianimazione dell’ospedale Giovanni Nuvoli per la prima volta vuoi «parlare» da solo. Comunica attraverso il sintetizzatore da due giorni, troppo poco. Risponde a monosillabi. Si stanca presto e invoca con lo sguardo la lavagnetta trasparente: soltanto così riesce a mettere insieme un pensiero compiuto. E sul punto centrale di questa vicenda — che vuol fare il Welby sardo, vivere o morire? dà risposte ora decise ora meno. La moglie Maddalena lo saluta: Nuvò («Sa, io e lui ci chiamiamo da sempre così, mai per nome») come va? E poi raccomanda: «Guarda dritto lo schermo, tieni aperti gli occhi» .

Sì, signor Nuvoli, come va? Ha accettato i farmaci: ha dunque cambiato idea? Vuole vivere?
«No».

Allora vuoi morire?
«Sì».

Qui in ospedale, subito?
«Ora no».

Che vita è la sua in queste condizioni? «Non è vita».

Che cosa le manca?
«Alghero, casa… nostalgia».

Crede in Dio?
«Ci credo».

Intorno a un uomo che si consuma, tutto pare quasi normale, anche la cannula bianca del respiratore artificiale che sporge dalla gola; in alto, su uno schermo, i tracciati del cuore che batte. E c’è una radio: Nuvoli ama la musica, la ascolta spesso, predilige un cd che gli ha regalato la ex fidanzata: «Mia moglie trova la forza di scherzare — non è gelosa» . C’è anche la tv e sopra un cane di stoffa («Gli ricorda il suo Gon, che lo attende nella nostra casa in campagna», indica la moglie), un pulcino di peluche giallo e vicino una miniatura di ceramica, una Madonna col bambino.

Lei ha detto di essere credente. Pensa che oltre la morte ci sia qualcosa?
«Sì, un’altra vita».

Diversa da questa? «Questa non è vita, ma voglio morire quando verrà la mia ora».

Vuole trovare un medico disposto a staccarle la spina? «Sì, sì».

Quando vuole che le sia staccata, adesso? «No».

Vuole morire col tubo del respiratore attaccato? «Sì, col respiratore attaccato. Non voglio soffrire, voglio morire in pace».

Che cosa desidera in questo momento? «Un panino con mortadella».

Nuvoli non tocca cibo ormai da anni, viene alimentato artificialmente. Ma la mortadella e rimasta la sua grande passione; come l’aragosta alla catalana. Maddalena lo accarezza e ricorda: «Andavamo appena fuori Alghero, alla spiaggia della Speranza c’è una trattoria sul mare e Giovanni era goloso, non riusciva a controllarsi, mangiava e s’imbrattava le magliette». Dopo la morte di Welby, ha raccontato la moglie, Giovanni le ha detto di essersi sentito solo, come un orfano, perché Piergiorgio, le ha spiegato, era per lui più che un fratello, un compagno di viaggio. Nella villetta di campagna tutto è pronto. Ma Nuvoli potrà andarci non prima di una settimana. Lo sguardo spento, il respiro è un sibilo, la moglie gli asciuga una lacrima, sullo schermo appaiono le ultime parole: «Alghero… a casa» .