Tutti i nodi del morire con dignità

di Francesco Barra Caracciolo
Domani sarà presentato alla M&CM di via Manzoni 225 il volume Testamento biologico – verso una proposta di legge a cura di Umberto Veronesi , Maurizio De Tilla e Lucio Militerni. L’argomento è di assoluta attualità. Le coscienze di tanti italiani sono rimaste profondamente colpite dalla vicenda di Piergiorgio Welby che ha involto delicate questioni etiche ma anche giuridiche. E allora un volume curato da uno scienziato di fama mondiale, oltre che medico, qual è Umberto Veronesi (con l’ausilio di un giurista come Maurizio De lilla e di un ex magistrato) dedicato al testamento biologico e al «diritto a morire con dignità» è una preziosa occasione di riflessione e anche di impulso alle tante proposte di legge presentate in Parlamento. Nei giorni scorsi abbiamo letto la motivazione con la quale i Pubblici Ministeri di Roma hanno chiesto l’archiviazione del procedimento penale a calco dell’anestesista che ha «staccato la spina» somministrando a Welby farmaci sedativi per attenuare il dolore della fine. La motivazione è basata sul «principio di autodeterminazione» , che trova fondamento nella Costituzione, in disposizioni internazionali e nel codice di deontologia medica. Tale motivazione (che riprende le tesi sostenute nel volume) ha riproposto polemiche non sopite, in particolare da parte dell’ex presidente del Comitato di Bioetica legato ad anacronistiche e disumane prese di posizione che neppure rispecchiano il pensiero dei settori più avanzati del mondo cattolico (si pensi al cardinale Martini) .

«Non si tratta di un condizionato e libero arbitrio – hanno scritto i magistrati romani – ma la cosciente e libera determinazione a non continuare il trattamento in quanto consapevole della impossibilità di guarigione e della impossibilità anche solo di un miglioramento o della attenuazione della sofferenza». In questo contesto nessun addebito può essere mosso all’anestesista perché non c’è obbligo a mantenere in vita un paziente contro la sua volontà. Vanno di contro segnalate le oscillanti decisioni dei giudici civili delle quali dà conto il giudice Casaburi in un recente scritto. Il libro risponde al complessi quesiti che la vicenda suscita, in particolare affrontando il delicato tema del testamento biologico definito «direttive di volontà anticipate». Sono oramai migliaia i testamenti pervenuti alla Fondazione Veronesi cui moduli sono scaricabili sul sito www.fondazioneveronesi.it . L’uomo non può essere privato della sua dignità e identità: si tratta di un principio fondamentale rinvenibile nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo e ancor prima scritto nelle nostre coscienze di uomini. il «testamento di vita è l’estensione logica del principio del consenso informato» e di quella «alleanza terapeutica» che impone al medico di consultare il paziente con il massimo approfondimento al fine di recepire un consenso pienamente consapevole.

L’art. 34 del codice deontologico prevede che il medico, se il paziente non è in grado di esprimere la sua volontà, non può non tener conto di quanto precedentemente manifestato dallo stesso (convenzione di Oviedo e documento 16/12/2003 del Comitato di Bioetica). Un giurista di rara sensibilità come Pietro Rescigno ci ha ricordato che il testamento biologico è previsto negli USA (con il nome di «living well»): «se non v’è ragionevole aspettativa di un mio recupero io chiedo di non essere lasciato in vita con mezzi artificiali o misure eroiche. La morte è una realtà al pari della nascita, dello sviluppo, della maturità e della vecchiaia, ed anzi è una certezza. Non temo la morte quanto piuttosto l’indignità della degradazione, della dipendenza e del dolore senza speranza. Chiedo per pietà che mi siano somministrate droghe contro la sofferenza allo stato terminale, persino se esse possono affrettare il momento della morte». Infine un ricordo per Luca Coscioni e Piergiorgio Welby, che con la loro testimonianza di autentico amore per la vita ci hanno aiutato a comprendere che ciascuno di noi ha diritto a morire con dignità.