Dietro il profondo dramma di Giovanni Nuvoli, il cinquantenne di Alghero ex agente di commercio ammalato di sclerosi laterale amiotrofica, c’è un altro dramma. Quello della moglie, Maddalena Soro, in lotta conto quella facile retorica moralista che attorno a questi casi serpeggia confusa. La retorica di chi emana sentenze, quella dei perbenisti e di chi sfrutta la ribalta del caso per farsi pubblicità . Questi modi di agire si trasformano in freddo cinismo. La signora Soro in questo momento è l’unica depositaria della volontà del marito. Una volontà che la burocrazia dello Stato stenta a certificare. Domani, per verificare eventuali responsabilità in ambito medico, arriva in Sardegna la Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficacia del Servizio sanitario. Nuvoli comunica con Maddalena attraverso una lavagnetta in plexiglass in attesa di un sintetizzatore vocale. Chiede da tempo di morire. «Questo accanimento mi sembra assurdo, ipocrita, inutile. E antieconomico, anche da un punto di vista cattolico, se si pensa al rifiuto di ulteriori interventi sanitari da parte di Wojtyla, quando chiese “lasciatemi morire”. Ma lui verrà fatto santo, io no», ha scritto. Maddalena deve rispettare e far rispettare la dura decisione del marito e nel farlo deve fare i conti anche con se stessa. Perché non deve essere facile assistere il proprio compagno sino alla morte. Non deve essere facile trovare la forza di sdrammatizzare: «Una volta in Rianimazione mi disse: “Portami una pistola”. E io gli risposi: “O Nuvo”, come faccio a portarli una pistola se poi non possiamo sparare? Qui siamo in Rianimazione, rischiamo di svegliare tutti».
Signora Soro, quando potrà, suo marito, fare rientro a casa?
Al più presto. Il 2 marzo il sostituto procuratore Paolo Piras ha incontrato ancora una volta mio marito che ha confermato la volontà di tornare a casa. Dell’ incontro è stato redatto un verbale che è stato spedito all’ospedale il 3 marzo. Ora stiamo aspettando che si decidano.
Cosa pensa della disponibilità offerta dal medico Roberto Santi ad assisterlo?
Non ci è piaciuto come questa vicenda è lievitata. Mio marito ha messo in chiaro: “Prima vorrei tornare a casa e poi deciderò io chi staccherà le macchine”. Abbiamo invitato i medici a rendersi disponibili mala decisione finale spetta a mio marito.
Questa pesante campagna stampata disturba?
No. Sono stata io a chiederla perché nessuno ci ascoltava. Tutto ciò che dicevo veniva messo in discussione, il primario di Rianimazione non leggeva e non legge la volontà di mio marito attraverso la lavagnetta. Ma adesso tutta Italia si renderà conto delle vere intenzioni di Giovanni Nuvoli perché nella prossima puntata di”Porta a Porta” a leggere la lavagnetta saranno due infermiere e non io.
Suo marito cosa pensa della stampa?
Mio marito non è agitato dal media. Anzi, condivide la campagna stampa e non è disturbato dai giornali. A parte qualche titolo….
Quando cominciò a manifestare la volontà di morire?
La volontà di staccare la spina l’ha espressa subito dopo essere stato intubato, nel 2005. Agli inizi dell’anno successivo era già stanco della sua situazione. Quando all’epoca, era il febbraio 2003, ebbe una crisi respiratoria mi supplicò di lasciarlo morire. Eravamo a casa e io non ebbi il coraggio di farlo. Chiamai il 118. Lui oggi sta soffrendo anche perché io, allora, non l’ho accontentato. Per questo ho un rimorso di coscienza.
Dopo è stato nuovamente ricoverato a Sassari. Cosa è successo?
In seguito scrisse al Capo dello Stato chiedendo che un medico potesse aiutarlo a morire. Stiamo parlando di tempi in cui il caso Welby non era esploso. Quando Welby mori, mio marito disse di sentirsi orfano.
Perché orfano?
Sperava che sull’onda di quella vicenda si potesse arrivare a definire una legge sul testamento biologico.
E’ possibile comprendere la sofferenza di suo marito? La sofferenza di mio marito è immensa e io non posso immedesimarmi. Se lo faccio sto solo male. Nessuno può immedesimarsi e certo non lo possono fare i ben pensanti o i religiosi che parlano dal pulpito. Così come è nato naturalmente, così ora vuole morire di morte naturale. Non c’era bisogno di scomodare un magistrato per garantire questo a un uomo. Lui, in ospedale, non ci voleva andare sin dall’inizio. Giovanni Nuvoli è un cittadino che non può essere obbligato a restare in ospedale contro la sua volontà . Deve tornare a casa.
Lei come si sente?
Devo resistere almeno sino a mezzora prima della morte di Giovanni. Poi, posso morire anche io.
Qual è il messaggio che si sente di lanciare alla luce di questa vicenda?
Vorrei che la vicenda Nuvoli insegnasse il rispetto dovuto ad ogni uomo su un letto d’ospedale.