«Alla sera bacio il cuscino perché finalmente ho una casa». È una delle immagini più toccanti di “Dall’altra parte del cancello”, dvd firmato da Simone Puliafito sul viaggio che Simone Cristicchi ha compiuto negli ex manicomi italiani. Da domani sarà allegato a una versione speciale dell’album omonimo che contiene, fra le altre, “Ti regalerò una rosa”, il brano in gara tra i Campioni. Ma tutto questo progetto, nato per l’urgenza di raccontare «il brivido che mi hanno sempre dato i matti, esattamente come la volta in cui ho visto il relitto di una nave affondata, un mostro avvolto nelle alghe putride che la natura aveva rivestito di nuova vita» è accompagnato anche da un libro, “Centro di igiene mentale” (Mondadori, 24 pagine, 15 euro) che ha lo stesso titolo dell’ultimo tour del cantautore. Tanta dedizione al tema della follia, e alla crudeltà che l’ha relegata a piaga sociale per tanto tempo, è affrontata da Cristicchi in una dimensione poetica che non ha nulla di retorico. Facce di gomma, sguardi vacui, esistenze senza un senso apparente, diventano protagonisti di una realtà parallela, come uno specchio che riflette la luce.
«Tutto è cominciato da 35 lettere trovate nell’ex manicomio di Volterra: dare voce a quelle persone mi è sembrato un atto di giustizia, anche perché ‘la follia è’ una metafora dell’oggi. Come dice Ascanio Celestini, che ha dedicato uno spettacolo a questo tema meritando tanto spazio nel mio documentario, l’asetticità di certi manicomi è simile a quella dei supermercati: dove non scambiamo nessun tipo di relazione sociale». Ora, a parte certe valutazioni sociologiche opinabili, visto che nei supermercati il personale non taglia carne o salumi in rigoroso silenzio, Cristicchi ha il merito di raccontare quel «coraggio di esporsi per diventare un’irripetibile opera d’arte». E questo coraggio è proprio dei matti. In questo senso il documentario, almeno quanto la tangibile suggestione di “Ti regalerò una rosa”, meriterebbe di essere visto almeno una volta, con squarci sulle ex strutture di Genova e Cogoleto, per ricordarci le violenze inflitte alla grande nebulosa dei malati di mente. Va detto, però, che anche altre parti dell’album “Dall’altra parte del cancello” vanno nella stessa direzione di denuncia, più poetica che politica, di un Paese in evidente difficoltà di convivenza con se stesso. “L’Italia di Piero” è quella di faccendieri e veline-dipendenti, mentre “Legato a te” immagina Piergiorgio Welby che, in una notte di solitudine, parla con la macchina che lo tiene invita. E Cristicchi trova le parole giuste.