Come è andata? «Quando gli ho domandato: “Vuoi morire?” Lui ha detto si con gli occhi. Poi gli ho chiesto: “Vuoi morire naturalmente?” È rimasto fermo. Ma alla domanda: “Vuoi prendere dei farmaci che ti possano aiutare?”, ha risposto ancora si con gli occhi. Un uomo che vuole morire non accetta né trasfusioni né farmaci salvavita come ha fatto lui. E non impara a usare un computer per comunicare con gli altri. Qualche giorno fagli si è chiusa un’arteria della gamba. I medici gli hanno detto: possiamo darti dei farmaci che ti alleviano i dolori, oppure curarti. Lui ha scelto la cura. Poi, quando gli ho chiesto se potevo tornare a trovarlo mi ha detto “si”. Chi vuole morire non pensa al futuro».
Perché risponde “sì” alla domanda; vuoi morire? «Giovanni è molto angosciato, ha una profonda solitudine interiore. Ha paura di essere un peso per gli altri. Quando sono usciti tutti dalla stanza e siamo rimasti soli, si è rilassato. Gli ho preso la mano e abbiamo parlato di tutto. A un certo punto gli ho chiesto se voleva andare a casa. Ha annuito. Nuvoli dovrebbe lasciare l’ospedale e ottenere l’assistenza domiciliare di cui ha bisogno. So che ci sono stati dei problemi tra sua moglie e il personale messo a disposizione dell’Asl, ma mi sto attivando perché Giovanni abbia l’assistenza necessaria e perché anche a sua moglie sia dato un sostegno psicologico»
Perché tutti dicono che vuole morire?
«I Radicali e la stampa stanno strumentalizzando la vicenda. Si vuole usare questo caso umano per affermare un diritto, come se la morte fosse un diritto. lo non voglio contrappormi a nessuno, voglio solo aiutare Giovanni». Melazzini, che aveva conosciuto la sigla “Sla” nel 1980, quando era uno studente di Medicina e doveva preparare un esame sulle malattie neurodegenerative, ora è presidente dell’associazione che riunisce 5mila malati di sclerosi laterale amiotrofica. «Il 20% vive come Nuvoli ma non chiede di morire».
Cosa si può fare per Nuvoli?
«Innumerevoli studi scientifici dimostrano che la morte anticipata viene chiesta quando c’è abbandono assistenziale. Il malato ha un senso di vuoto, uno stato di depressione. Nuvoli dovrebbe lasciare l’ospedale. E avere quelle condizioni che gli permettano una qualità della vita che lo renda sereno».
Lei vive in carrozzina. Si nutre con una sonda, respira artificialmente. Ha bisogno degli altri per vivere, eppure…
«Eppure voglio vivere. La morte è un’idea che non abbraccio», il dottor Melazzini ci toglie dall’imbarazzo di finire la frase.
Come fa?
«Mi sento utile a me stesso. Ai miei pazienti, ai miei figli. Nuvoli ha smarrito il senso della vita. Deve essere aiutato a ritrovarlo. Lui non vuole morire, vuole solo vivere meglio».