«Questo prezioso materiale biologico ha un immenso potenziale», ha spiegato lo stesso Branson, che ha così fatto il suo ingresso in un particolare mercato, quello dei servizi di deposito privati presenti negli Usa così come in diversi paesi europei, che offrono la possibilità di conservare il sangue aspirato dal cordone ombelicale per uso personale. In Italia, unico paese nell’Ue, questo diritto di conservarlo per fine autologo è vietato.
Si può solo donarlo (e con non poche difficoltà) alle strutture pubbliche che, in forma anonima e con costi alti per la collettività, lo mettono a disposizione della comunità. Anche se è evidente che non esista cordone (o tessuto) più compatibile del proprio, i medici sottolineano che le probabilità di utilizzo terapeutico personale delle staminali presenti nel proprio cordone entro i vent’anni sono una su 5.000. Perché chi è affetto da patologie genetiche avrà bisogno di cellule sane. Il timore del legislatore è che si sviluppi una lucrosa e incontrollabile industria delle staminali. Per limitare i rischi, il progetto di Branson percorre la doppia via dell’uso pubblico e privato: la donazione alla Virgin Health Bank prevede che il 20% sia destinato ad uso del nascituro e dei suoi congiunti, mentre l’80% andrà a un centro nazionale pubblico a disposizione per scopi clinici e di ricerca. Branson ha annunciato che i profitti della ‘banca’ finanzieranno programmi di ricerca nelle biotecnologie. L’iniziativa nasce in jointventure con Merlin Biosciences, finanziaria di venture capital inglese specializzata nelle scienze della salute che ha investito 20 milioni di dollari. La raccolta e conservazione del cordone ombelicale è un business in forte ascesa negli Usa: a fianco degli organismi pubblici (nel 2005 il Congresso ha stanziato 77 milioni di dollari per una rete di ‘banche’ pubbliche) come quello gestito dalla Croce Rossa Americana, si moltiplicano gli operatori commerciali.