La Rosa nel Pugno e gli scenari che si aprono in seguito al caso di Piergiorgio Welby. “Sapere di più sulle decisioni di fine vita. Necessaria un’indagine amministrativa nei presidi sanitari toscani.”
Dare attuazione in Toscana alla legge sull’interruzione di gravidanza anche attraverso l’uso della pillola abortiva RU486, superando così con un atto di buon governo le impostazioni ideologiche e autoritarie di buona parte della classe politica. E’ stata una decisione importante, anche se su quel terreno resta molto da fare per completare il lavoro iniziato. Ecco quindi che oggi torniamo a chiedere a Enrico Rossi un nuovo atto di buon governo che, a fianco delle iniziative da lui annunciate per la “lotta al dolore”, che noi radicali sosteniamo con convinzione da tempo, abbia anche la funzione di fare luce sui tanti “Welby” che, anche nella nostra regione, si trovano impossibilitati a decidere liberamente quali terapie interrompere o come porre fine alle proprie sofferenze; oppure sono costretti a farlo, insieme con i loro medici curanti e familiari, nella clandestinità a causa della paura delle conseguenze giuridiche che possono, kafkianamente, colpire chi aiuta una persona malata ad esercitare questa libertà fondamentale. Per questi motivi, anche a seguito della scomparsa di Piergiorgio Welby, riteniamo sia doveroso e necessario avviare un’indagine amministrativa in tutti i presidi sanitari della Toscana, ad esempio attraverso la distribuzione di questionari anonimi ai medici curanti, o in altre forme, sul fenomeno della sospensione delle cure e dell’eutanasia clandestine. Nel segno del ‘conoscere per deliberare’, raccogliere informazioni sulle decisioni di fine vita dei malati, dei loro cari e dei medici, è la premessa necessaria per squarciare il velo ipocrita del “si fa, ma non si dice”, con il quale molto spesso le nostre istituzioni affrontano drammi sociali e personali e decidono così di “tollerare” pratiche clandestine destinate a finire fuori controllo. Non si tratta naturalmente di promuovere “una cultura di morte”, come solo chi e’ ossessionato dall’ideologia può sostenere, ma di fare luce su vicende e storie personali che oggi sono tenute fuori della legalità e che, invece, meritano di ricevere l’assistenza e il conforto pieni delle nostre istituzioni politiche e sociali, per far sì che sia garantito l’esercizio di una libertà individuale che, né uno Stato né una Chiesa, possono impedire. Con Piergiorgio Welby se n’è andato un leader politico. Il modo migliore per ricordarlo, anche da parte delle Istituzioni, è quello di contribuire a portare avanti quelle battaglie civili e politiche, di libertà, che lo hanno visto protagonista.
* Matteo Mecacci è membro della Direzione della Rosa nel Pugno e rappresentante all’Onu del Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito.* Antonio Bacchi è Coordinatore regionale della Rosa nel Pugno e membro della Direzione di Radicali Italiani.