L’omelia ‘letta’ domenica mattina da don Mario Piantelli, parroco in quel di San Michele (frazione di Ripalta Cremasca) sulla morte di Piergiorgio Welby è una di quelle destinate, come si suol dire, a ‘lasciare il segno’. E non solo tra i fedeli che la vigilia di Natale riempivano i banchi (i commenti, fuori dalla chiesa, si sprecavano e ovviamente divergevano); perché il concetto espresso quella mattina è riportato in questa stessa pagina. E’ pubblico. E non a caso proprio don Mario, sempre nella sua omelia, aveva quasi gridato un «dissento pubblicamente». Una posizione la sua che lo stesso sacerdote si augura «faccia discutere». Piergiorgio Welby è morto mercoledì notte per arresto cardiorespiratorio.
A staccargli la spina è stato il medico cremonese Mario Riccio, anestesista all’ospedale maggiore di Cremona. Welby, da 40 anni malato di distrofia muscolare progressiva, dal 1997 era attaccato al respiratore e aveva lanciato l’appello per essere lasciato morire. La bara di Welby è stata accompagnata da centinaia di persone, ma non ha varcato la soglia della chiesa: non è stato concesso il rito religioso. Don Mario Piantelli parte proprio da qui: «Si può leggere la morte di Piergiorgio Welby come atto ‘accettabile’ anche dalla coscienza cristiana e quindi celebrarne l’esequie religiose come benedizione e accompagnamento alla casa