«Ho agito nella piena legalità»

di Cinzia Gubbini
Caso Welby Intervista la medico che ha staccato la spina. La sedazione praticata a Piergiorgio Welby la sera del 20 dicembre ha accelerato la sua morte? E’ anche questo aspetto che i magistrati della Procura di Roma stanno accertando nell’inchiesta sulla morte di Piergiorgio Welby, che per ora non vede indagati.

Per capirlo, saranno fondamentali i risultati dell’autopsia. Stabilire se l’iniezione praticata dall’anestesista di Cremona contemporaneamente al distacco del ventilatore sia stata fatale, non sarà complicato. Se, ad esempio, dalle analisi dovesse risultare che nel sangue di Welby c’è del potassio in alta concentrazione, o dei farmaci appartenenti alla famiglia dei curari – diretti a bloccare l’attività di cuore o polmoni – risulterebbe logico sostenere che nel comportamento del medico c’era volontà omicida (o meglio, eutanasica). Diversamente, sarà dimostrato che il cocktail di farmaci utilizzato da Riccio ha avuto un effetto solo sedativo. In effetti, tutti i sedativi possono produrre un «doppio effetto»: lenire il dolore, ma anche rilassare i muscoli e dunque anticipare di qualche minuto la morte. Tuttavia, questo secondo effetto viene generalmente considerato «buono» (anche dalla Chiesa) e non letale. In un corpo minato dalla malattia come quello di Welby, oltretutto, l’utilizzo di farmaci calmanti potrebbe avere – al contrario – ritardato di qualche minuto il momento del decesso. Il dottor Mario Riccio – che anche ieri si è recato a lavoro come tutti i giorni – ovviamente sa quale tipo di farmaco ha utilizzato, ma non vuole entrare in particolari: «C’è un provvedimento disciplinare nei miei confronti e un’indagine in corso. Come ho già detto, e come riportato nella cartella clinica, confermo di aver utilizzato un cocktail di farmaci sedativi».

Ma cosa ha ucciso Piergiorgio Welby?
La sua malattia. Senza l’aiuto del ventilatore polmonare non poteva sopravvivere se non per pochi minuti.

Durante il colloquio con il presidente dell’Ordine del medici di Cremona è stato approfondito l’aspetto della sedazione?
Ho risposto per tre ore a domande molto accurate, preparate dal professor Bianchi. Abbiamo parlato di tutto, in un clima disteso. Ho consegnato portato la cartella medica in cui è riportata quantità e qualità dei farmaci utilizzati.

Cosa si aspetta? Sta pensando di rivolgersi a un avvocato?
Per ora non ho ancora deciso nulla, aspetto di capire se il consiglio mi convocherà per una nuova audizione. Ma sono sereno.

Ieri ha dichiarato che non lo rifarebbe
Non è vero. Ho soltanto detto che probabilmente non mi troverò più in una situazione del genere: lavoro in ospedale, non a domicilio, Welby l’ho conosciuto perché mi interessava molto il suo caso, visto che da quindici anni mi occupo di bioetica. Ho avuto occasione di fare qualche osservazione, ad esempio il fatto che ritenevo sbagliato insistere sulla strada dell’eutanasia o di richiedere una legge ad hoc, come era stato fatto con la lettera al presidente Napolitano. Credevo, e ne sono convinto ancora oggi, che si potesse agire nel pieno della legalità, seguendo un percorso ben preciso. Quando sono stato contattato perché Welby aveva deciso di seguire quel percorso da me delineato, mi sono sentito in dovere di farlo. E obbedendo alla mia morale e alla mia coscienza, ho sospeso un trattamento terapeutico che un paziente cosciente rifiutava.

Dunque ha interrotto un accanimento terapeutico.
No, non esattamente. Sono d’accordo con il Consiglio superiore di sanità: non si può sostenere che nel caso di Welby ci fosse accanimento. Il ventilatore rispondeva, in effetti, a una sua necessità: quella di respirare. Ci trovavamo, invece, di fronte a un paziente che rifiutava le cure. E questo è un diritto pieno, di rango costituzionale.

E’ così semplice?
Certo che lo è. Non voglio esagerare, ma io penso che non ci sia un «caso Welby». Ci sono migliaia di situazioni simili, e sempre il medico pianifica un percorso terapeutico. E sempre è previsto che il paziente possa, ad un certo punto, revocare il suo consenso e chiedere la sospensione del trattamento.

Vuol dire che è facile trovare un dottor Riccio per tutti coloro che sono nella condizione di Welby?
E’ ovvio che il dibattito tra i medici è molto vivace. Io, quando sono intervenuto con Piergiorgio Welby, l’ho fatto all’interno di una relazione medico-paziente. Ma mi auguro che quanto avvenuto possa aiutare a chiarire i margini entro cui i medici possono operare.