Maria Antonietta Farina Coscioni, presidentessa dei Radicali italiani, nonché all’interno della direzione nazionale della Rosa nel pugno, e copresidente, insieme a Piergiorgio Welby, dell’associazione Luca Coscioni mostra tutta la sua determinazione. «Non si può attendere oltre. Piergiorgio Welby, e con lui tanti malati anonimi, chiedono che venga lasciata loro una possibilità di scelta. Queste risposte spettano alla politica». Come, per il mancato rinnovo, ancora atteso dopo più di cinque mesi, del Comitato nazionale di bioetica. Su cui urge – sottolinea la vedova di Coscioni – dare ora anche in questo campo una risposta. «Inevitabile». Perché il tempo, così prezioso per Welby, così scontato per chi ne ha a disposizione, è scaduto.
Il medico curante di Piergiorgio Welby ha risposto che non può staccare la spina. «Le scelte – ha detto -spettano alle autorità competenti». Che ne pesan?
Il corpo di Welby è ostaggio di una vera ipocrisia: di quella solidarietà che non basta. Si, è il tempo delle scelte. E per quanto ci riguarda, da radicali, le porteremo avanti.
In che senso?
Il medico curante di Welby non ha una legge chiara che gli consenta di scegliere. Piergiorgio si trova nella condizione di non poter decidere in prima persona. Abbiamo dunque intenzione di percorrere altre strade: ricorreremo alla magistratura poi intraprenderemo l’ultima strada possibile. La disobbedienza civile.
Disobbedienza civile?
Sì. Si è sempre parlato di assunzione di responsabilità: e ci assumeremo questa responsabilità. Siccome il medico italiano non si può assumere la sua responsabilità, seguiremo le stesse procedure che avrebbero seguito i medici per “staccare la spina” a Welby. E’ la strada più gravosa mi rendo conto. Ma è al momento anche l’unica che consente a Welby di fare in modo che la sua decisione venga rispettata. Lui vuole che sia percorsa, nonostante le conseguenze penali del gesto. La battaglia di Piergiorgio Welby sta segnando un passo, profondo e di ripensamento su questioni altamente politiche su cui la politica non ha alcuna intenzione di intervenire. Se Welby non fosse il leader di una battaglia politica foltissima che riguarda rutti noi, probabilmente per lui, come accade per molti, si sarebbe fatto ricorso, come accade di frequente negli ospedali, all’eutanasia clandestina. La sua vita in maniera silenziosa si sarebbe comunque spenta.
Pende ancora, a cinque mesi dalla scadenza, il rinnovo del Comitato nazionale di bioetica. Persino il posto dell’Italia lasciato libero da Carlo Casini al gruppo europeo di Etica resta vacante da mesi…
La mancanza di queste nomine sono gravissime. Viviamo di fatto in una situazione di illegalità che poteva al contrario portare almeno a una presa di posizione riguardo anche alla questione di Piergiorgio Welby. E anche alla sua ultima richiesta.
Il Presidente della Commissione Sanità del Senato, Ignazio Marino, insieme al suo omologo alla Camera, Mimmo Luca hanno ribadito l’impegno di giungere in tempi brevi all’approvazione della legge sul testamento biologico pur riconoscendo l’impossibilità di poter proporre una soluzione concreta ed accettabile per Welby. Qualcosa secondo lei ora si potrebbe muovere?
Per la legge si parla comunque del 2007. Per quanto riguarda il rinnovo del Comitato Nazionale di Bioetica speriamo che si arrivi presto a una soluzione e che non sia troppo sbilanciata su nomine cattoliche, su una maggioranza che non vuole trovare soluzioni a problemi nuovi e clamorosi, ma difendere lo “status quo” il più a lungo possibile. Il nostro auspicio è che si possa ribaltare una situazione che si è per troppo tempo protratta in modo costante. Ricordo che venne fatto anche il nome di Luca (Coscioni, ndr) ma la sua nomina venne allora ritenuta inopportuna perché – si disse – non aveva i requisiti idonei. Forse, però, aveva troppi requisiti perché nel suo caso come per Piergiorgio Welby si arriva al cuore della politica attraverso il proprio corpo e il senso e il significato del diritto e delle affermazioni dei diritti è naturalmente più forte, più sentito. Diciamo che queste storie di vita e di lotta diventano clamorose quando escono allo scoperto. Attraverso queste battaglie speriamo si possono raggiungere tutte quelle persone che lottano allo stesso modo ma che restano “invisibili”. In questi giorni per esempio più di 200 persone stanno digiunando o si stanno riducendo farmaci e alcuni sono affetti proprio dalle stesse patologie di Piergiorgio Welby e di Luca. Stiamo lavorando con loro affinchè davvero non corrano il rischio di compromettere ulteriormente le loro condizioni di salute. E continua anche la raccolta di firme contro l’eutanasia clandestina. Vorrei aggiungere ancora una cosa.
Prego…
Che probabilmente Piergiorgio avrebbe già ottenuto ciò per cui sta lottando. La sua vita si sarebbe spenta comunque. Non avrebbe potuto dare il suo contributo. Ma, mentre noi parliamo, sta soffrendo. Una sofferenza reale, perché è lucido. E non c’è cosa peggiore per chi vive questa sofferenza che sentirsi dire che non vi sia solidarietà o amore. Perché c’è tanto di quell’amore e di quella vera solidarietà nella scelta di chi sceglie di morire che la vita acquista un altro significato. Piergiorgio in verità attraverso questa sua battaglia sta offrendo la sua vita per restituirla ad altri. A tutti coloro che non hanno la possibilità di scegliere.