“Ecco le staminali motore del cancro”

di Elena Dusi
Lo studio su frammenti di tessuto di tumore al colon: le responsabili sono solo il 200 ma si riproducono in fretta e senza fine. La scoperta dei ricercatori italiani. Tra due anni i primi farmaci.

Non tutte le cellule di un tumore sono malvagie. Alcune proliferano fiaccamente e dopo una manciata di generazioni smettono di dare il loro contributo alla crescita del cancro. Altre invece hanno il fuoco dentro. Non rappresentano che il 2,5% delle cellule tumorali, ma da sole sono in grado di far nascere la neoplasia, sostenere l’aumento della sua massa, generare le metastasi e – se non eradicate del tutto dalla terapia – provocare le ricadute. A tracciare per la prima volta il loro identikit è stata un equipe italiana, guidata da Ruggero De Maria dell’Istituto superiore di sanità. Analizzando frammenti di tumore al cubo, gli studiosi hanno osservato che questo 2,5% di cellule diavolo è tutto formato da cellule staminali. Prelevate da alcuni pazienti colpiti dalla malattia e messe in provetta, hanno continuato a moltiplicarsi per oltre un anno.

Considerate per altro verso le cellule angelo custode della medicina, le staminali promettono miracoli di fronte a molte malattie degenerative perchè sanno replicarsi rapidamente e riparare i tessuti danneggiati. All’interno di un tumore, però, i parametri cambiano e avere cellule con elevata capacità proliferativa vuol dire gettare benzina sul fuoco. «Siamo riusciti a isolare e coltivare in laboratorio le staminali del tumore al colon – spiega De Maria, il cui studio viene pubblicato oggi su Nature – e abbiamo osservato che è proprio da questa piccola popolazione che il cancro trae origine. In assenza delle staminali, nessuna neoplasia riesce a formarsi. La scoperta permetterà di mettere a punto terapie concentrate contro questo tipo di cellule. Occorre infatti che siano eliminate del tutto perchè il tumore possa dirsi eradicato».

De Maria stima in un paio di anni il tempo necessario per la messa a punto dei primi farmaci figli della sua ricerca. Di tumore al colon si ammalano ogni anno in Italia circa 40mila persone. Ora, messo a nudo il principio, la caccia alle cellule diavolo potrà essere estesa an che agli altri tipi di cancro. Lo studio di De Maria (che ha usufruito dei finanziamenti del Program ma nazionale cellule staminali dell’Iss e di quelli dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro) apre la via anche ad applicazioni più sicure delle staminali intese come angeli custodi. «Questa ricerca spiega il presidente dell’Iss Enrico Garaci – è uno dei più importanti obiettivi raggiunto dal Programma sulle staminali, partito solo tre anni fa». Uno studio parallelo condotto in Canada sui topi e pubblicato sempre oggi su Nature conferma i risultati ottenuti in Italia.