Questo il senso della proposta di legge “Disposizioni in materia di conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale” presentata ieri mattina presso la sala stampa della Camera dei deputati e alla quale hanno partecipato le prime firmatarie: le onorevoli Chiara Moroni (Forza Italia); Donatella Poretti (Rosa nel Pugno), Daniela Garnero Santanchè (Alleanza Nazionale); Dorina Bianchi (Ulivo-Margherita) ; Cinzia Dato (Ulivo-Margherita) e Daniela Dioguardi (Rifondazione Comunista) .
Necessario ed urgente il motivo per cui le parlamentari hanno deciso di presentare tale proposta di legge: adeguare la nostra legislazione per garantire anche alle donne italiane la possibilità di scelta fra “donazione”, attraverso le banche pubbliche, o “conservazione autologa” attraverso le banche private convenzionate ed accreditate, evitando il ricorso al turismo medico dell’attuale invio del cordone alle banche all’estero.
Troppo spesso, infatti, queste preziose cellule finiscono ancora oggi nei rifiuti biologici delle sale parto a causa di problemi di carattere logistico e organizzativo. La raccolta e conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale è quindi estremamente importante sia perché permette di avere, in caso di necessità, del materiale biologico compatibile da utilizzare per le cure già sperimentate (come le malattie del sangue: anemia, talassemia, leucemia), ma principalmente perché tale materiale potrebbe essere utilizzato per le cure di nuove patologie ad alto impatto sociale quali le malattie neurodegenerative, la distrofia muscolare, la riparazione dell’infarto del miocardio, etc. Avere a disposizione le cellule staminali del cordone – così come è stato sottolineato nella conferenza stampa – servirà anche in futuro per abbattere i costi della sanità collettiva, in quanto si potranno curare con le cellule staminali malattie ad alto costo sociale.
La raccolta è inoltre molto semplice. Al momento del parto occorre un semplice kit di sterilizzazione in cui inserire il cordone, che deve essere inviato nei centri che prelevano e isolano le cellule staminali e le crioconservano. L’alternativa è quella di far finire il tutto nei rifiuti biologici della sala parto. Nel nostro Paese, le cellule staminali del cordone ombelicale possono essere solo donate ad alcune strutture pubbliche (15 in tutta Italia) attraverso alcuni centri trasfusionali convenzionati. La raccolta e la conservazione di questo prezioso materiale biologico è quindi limitata dalle risorse destinate alla sanità pubblica, da problemi di carattere logistico e organizzativo, legati al numero di centri di raccolta e alla disponibilità e alla formazione del personale, oltre che dalla scarsa informazione sull’argomento. Una ulteriore difficoltà è data dal mantenere le cellule staminali cordonali nell’ambito della legislazione del sangue, limitando così sia i centri autorizzati alla loro conservazione che tutte le modalità per l’esportazione, mentre nella Direttiva europea 2004/23/CE si dice chiaramente che le cellule staminali emopoietiche del cordone ombelicale non fanno parte del sangue. Attualmente in Italia si raccoglie solo il 5 per cento dei cordoni ombelicali, mentre il restante 95 per cento viene buttato.
In tutto il resto dell’Europa (ad eccezione della Francia che non ha ancora legiferato sulla materia), accanto ai centri pubblici di raccolta e conservazione, è possibile rivolgersi a soggetti privati, autorizzati ed accreditati, per conservare il sangue del cordone ombelicale per uso autologo, cioè per sé o per i propri parenti. Nel nostro Paese, la donna che volesse conservare il sangue del cordone ombelicale del proprio figlio, non può conservarlo in Italia, ma può richiedere l’autorizzazione all’istituto superiore di sanità e conservare le cellule staminali all’estero (in Svizzera, Belgio, Usa, etc.). E’ bene ricordate – come hanno sottolineato le parlamentari – che in Italia nascono ogni anno oltre 500.000 bambini e’ di conseguenza, la conservazione di una piccola percentuale di cordoni ombelicali può accendere la speranza di salvare la vita a tanti malati. Solo la leucemia il tumore del sangue – nel nostro paese colpisce ogni anno circa 430 bambini sotto i 14 anni.
Entrando nel merito della proposta di legge, l’articolo 1 sancisce il diritto di ogni donna a conservare il sangue del proprio cordone ombelicale, scegliendo se destinarlo ad uso tautologico (per sé o per i propri parenti), o donarlo attraverso le banche pubbliche. L’articolo 2 stabilisce le modalità di autorizzazione e accreditamento dei soggetti privati per svolgere la funzione di banca privata per le cellule staminali del cordone ombelicale. Si stabilisce fra l’altro che questi soggetti debbano stipulare una convenzione con un centro trasfusionale pubblico, per rendere possibile una eventuale donazione del materiale conservato anche successivamente, qualora se ne manifesti la necessità. Sarebbe il centro trasfusionale a gestire il passaggio delle cellule conservate da donatore a ricevente, richiedendo l’autorizzazione al proprietario, fornendo – se richiesto – adeguata informativa medica e rimborsando le eventuali spese sostenute. L’articolo 3 stabilisce il divieto di cedere il sangue del cordone ombelicale dietro compenso o realizzarne profitto. L’articolo 4 stabilisce l’obbligo, in capo ai soggetti che operano in questo settore, di destinare parte dei proventi alla ricerca e all’informazione. L’articolo 5, infine, disciplina l’entrata in vigore della legge, prevista per il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.