La chimera evoca sempre immagini mostruose, uscite dalla mitologia. D’istinto, sì è tentati di rispolverarle adesso che ci vengono riproposte in un ambito tutt’altro che mitologico, la scienza. Ricercatori inglesi vorrebbero creare in laboratorio un embrione misto, in parte umano in parte bovino, per estrarne staminali da sperimentazione. La richiesta di autorizzazione è stata sottoposta all’Hfea, l’autorità per la fecondazione ed embriologia umana, con sede a Londra. I test in caso di via libera avrebbero la durata di tre anni. L’obiettivo è ottenere le cellule potenzialmente «riparatrici» di tessuti «senza sollevare troppe discussioni bioetiche», per sopperire alla scarsa disponibilità di ovociti femminili donati. La chimera verrebbe infatti ottenuta prendendo una cellula uovo di una mucca, svuotandola del suo nucleo e inserendovi quello di una cellula umana adulta. Se ne trarrebbero staminali compatibili con l’individuo che si intende curare.
INTERSPECIE — Il risultato di questa insolita mescolanza interspecie verrebbe fatta crescere al massimo entro il 14° giorno (lo stesso termine temporale previsto dagli inglesi per gli esperimenti sugli embrioni «tradizionali») e poi distrutto. Come era immaginabile però l’iniziativa del gruppo di ricerca del King’s College e del North East England Stem Cell Institute, Università di Newcastle, diretto da Lyle Armstrong, ha già messo in allerta le associazioni cattoliche. Alle dispute di carattere morale, se ne aggiunge una tecnica. Se cioè rientri tra le competenze dell’Hfea quella di decidere su protocolli che riguardano, sia pur in minima parte, animali. L’autorità britannica ha concesso già due licenze per clonazione terapeutica, rispettivamente al Roslin Institute di Edimburgo e al Newcastle Center for Life. La chimera risulterebbe composta al 99,9% da materiale genetico umano e allo 0,1% da materiale bovino. «La nostra equipe al King’s College è ottimista – spera Stephen Minger, direttore del laboratorio sulle staminali dell’università londinese -. Pensiamo che lo sviluppo di cellule embrionarie con tecniche alternative servirà a stimolare la ricerca di base e lo sviluppo di cure per malattie cerebrali devastanti».
LE REAZIONI — In Italia reazioni pro e contro. Per Angelo Vescovi, San Raffaele di Milano, «si tratta di un approccio poco scientifico. Si otterrebbero cellule embrionali ibride, con Dna in parte bovino, sconosciute dal punto di vista fisiologico e funzionale. Come si può concepire di utilizzarle nell’uomo? Sono esperimenti che con presunzione vengono proposti come superamento del problema etico ma che nella realtà ne pongono di ancora più gravi. Progetto difettoso in partenza». Possibilista invece Carlo Alberto Redi. direttore scientifico dell’Irccs San Matteo: «Credo che il disco verde ci sarà. Il chimerismo è stato sempre uno strumento di lavoro degli scienziati. Non bisogna nutrire apprensione. L’aspetto mostruoso deve restare nell’immaginario, la pratica biologica è altra cosa. È solo un artifizio tecnico per espandere staminali impiegando un ovocita di altra specie. Non dobbiamo temere sviluppi sconcertanti». Da Londra Josephìne Quintavalle, direttrice del gruppo Comment on Reproductive Ethics, afferma: «Ripugnante. Scienza folle. Umani e animali non devono essere mescolati. La gente rimarrà scioccata». Calum McKellar, Scottish Council of Human Bioethics, grida allo scandalo: «Nella storia dell’uomo specie umane e animali sono state sempre separate. In questo tipo di procedura la distinzione viene meno ed è molto grave».