Veronesi in Vaticano «Alla Chiesa dico: non frenate la scienza»

di Fabio Poletti
L’oncologo: inaccettabili le posizioni radicali ma pericoloso chiudere la porta al dialogo intervista

L’invito ufficiale della Pontificia Accademia Scientiarum fondata nel 1603 e presieduta da Benedetto XVI arriva dopo due lunghi anni di dialogo e confronto serrato. Ma la prima volta in Vaticano del celebre oncologo Umberto Veronesì vale non solo per l’intervento sulla prevedibilità dei tumori che terrà sabato davanti a un esercito di medici, scienziati e uomini di Chiesa. «Non sono credente, mi definisco un agnostico. Da due anni la Fondazione Veronesi – dove siamo tutti laici e intransigenti – ha aperto un dialogo con questa istituzione, con il cancelliere Marcelo Sanchez Sorondo dell’Accademia Pontificia che appare intenzionato a gettare un ponte verso la scienza».

Professor Veronesi, a guardare gli ultimi interventi pubblici della Chiesa, dall’ eutanasia all’utilizzo delle cellule staminali, dalla procreazione assistita alla prevenzione contro l’Hiv, il vostro non sembra un dialogo facile…
«Diciamo che al momento siamo nello stato della coesistenza pacifica».

Detto in questo modo potrebbe sembrare che la Chiesa e la comunità scientifica siano due eserciti in guerra. E’ così?
«Può sembrare, ma non è così. Anche partendo da idee e presupposti differenti, da principi teologici o razionalistici, si possono trovare punti d’incontro e fare molte cose insieme».

Crede sia possibile individuare davvero un terreno comune?
«Sono ottimista se penso ai grandi temi in cui da sempre si mostrano le qualità della Chiesa assistenzialista e solidarista. Penso alla fame del mondo e alla piaga dell’inquinamento. Chiesa e scienza, alla fine, perseguono lo stesso obiettivo. Anche la scienza è al servizio dell’umanità».

Va bene. Ma se dalle grandi enunciazioni si passa alle questioni più concrete, le posizioni non diventano inconciliabili? Sull’eutanasia ad esempio…
«Sull’eutanasia la Chiesa non può avere altre posizioni che quelle espresse. Anche in Olanda dove è stata approvata la legge, la Chiesa si è espressa in modo contrario difendendo la sacralità della vita. La posizione teologica è nota: la vita viene da Dio, solo Dio può toglierla, nessun altro…».

E allora il punto d’incontro tra posizioni apparentemente così inconciliabili come si trova?
«Noi non vogliamo che la Chiesa rinunci alle sue verità teologiche, alle certezze della fede. Quello che chiediamo è che non si opponga alla decisione di chi vuole vivere secondo regole laiche» .

Oltre al credo religioso ci sono dimezzo le leggi…
«Ma se un non credente vuole l’eutanasia perché deve essere impedito dallo Stato? Perché le convinzioni religiose hanno tanto peso nel determinare alcune leggi in Parlamento? Lo Stato deve essere al di sopra della Chiesa cattolica e di ogni altra religione. E’ difficile pensare che una sola confessione oggi possa prevalere e determinare certe scelte politiche».

Pensa che i cattolici siano pronti a certi strappi di fronte a determinate scelte di vita?
«In Olanda oltre diecimila persone hanno chiesto di avere la possibilità di accedere all’eutanasia se necessario. Tra di loro i cattolici praticanti sono il 60%. Un conto sono i grandi enunciati teologici, un altro è la pratica quotidiana».

Qualche apertura sembra essere arrivata sul testamento biologico…
«Su questo tema c’è una spaccatura nella Chiesa. Gli integralisti pensano che sia l’anticamera dell’eutanasia. Invece è solo l’estensione del consenso informato, l’espressione della volontà de] paziente a non essere più sottoposto a trattamenti medici se inutili alla guarigione».

Sull’utilizzo delle cellule staminali e sulla procreazione assistita invece sembra non essere possibile il confronto. Quali argomenti contrappone?
«Se si pensa alla salvaguardia della vita perché far morire embrioni già congelati? Non sarebbe meglio utilizzarli per produrre cellule staminali?».

Sul preservativo come barriera per l’Hiv fin dai tempi di Papa Wojtyla la Chiesa non si è spostata di un millimetro.
«Trovo inconcepibile una posizione oltranzista. Se una coppia vuole procreare e solo il marito o la moglie ha l’Aids, l’altro coniuge è costretto ad infettarsi? Se si esce dalle grandi questioni di principio, dalle posizioni supportate teologicamente, ci si scontra con la pratica quotidiana su cui è possibile intavolare un dialogo e un confronto anche con la Chiesa. Ci sono valori laici che sono univers ali al di là di ogni religione: penso alla libertà, alla tolleranza e alla solidarietà. Su questi valori il dialogo con la Chiesa è aperto da anni».

L’Accademia Pontificia delle Scienze ha da poco festeggiato i quattro secoli. Per riabilitare Galileo Galilei la Chiesa ha impiegato oltre seicento anni. Non è difficile immaginare ripensamenti repentini?
«Magari un giorno anche la Chiesa accetterà l’eutanasia. Magari ci vorranno secoli. L’importante è che non sia mai chiusa la porta al confronto e al dialogo».