«Il Festival della scienza è troppo laicistica»

di Erika Dellacasa
Polemica a Genova. L’arcivescovo Angelo Bagnasco diserta la manifestazione: «Programma a senso unico». La replica: «No, siamo liberi»

L’arcivescovo di Genova diserta il Festival della scienza, che ha richiamato nel capoluogo ligure premi Nobel e scienziati da tutto il mondo, perché – dice – «il programma è troppo laicistico. Non ci vado, la fede non ha bisogno di Festival». Ma gli organizzatori rilanciano: «Venga e si renda conto di quanto è ricco il nostro dibattito. Troppo laici? Se essere liberi vuol dire essere laici, sì, sicuramente lo siamo». «Ho dato un’occhiata al programma del Festival – spiega monsignor Angelo Bagnasco – e mi sembra a senso unico».

LE CONFERENZE – Gli organizzatori negano di non aver avuto una visione ampia delle questioni etico-scientifiche più scottanti, e citano come prova la conferenza di Enzo Bianchi, priore di Bose, su credenti e non credenti davanti agli interrogativi posti dalla ricerca, la lettura del Talmud di Moni Ovadia, i dibattiti sulle origini della vita. Ma quello fra il Festival, al suo quarto anno, e la Curia rimane un dialogo a distanza non privo di punte polemiche. Già lo scorso anno il segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone, allora vescovo di Genova, si era scontrato con il genetista Alberto Piazza.

UOMO E PROGRESSO – Questa volta l’arcivescovo Bagnasco è stato molto esplicito durante una lectio magistralis tenuta a Sanremo su «Bioetica e terapia». «La ricerca scientifica dev’essere ordinata non già all’utilità sociale e non può esserlo nemmeno a se stessa, una scienza libera senza nessun vincolo, come oggi si sente dire, è destinata all’autodistruzione – dice Bagnasco facendo eco alle parole del Papa di pochi giorni fa -. Il progresso scientifico ha invece come scopo il bene dell’uomo nella sua totalità». Di più, la visione laicistica del mondo fa dimenticare all’Europa le sue radici: «Di questa Europa l’Oriente ha paura. La fede non ha bisogno di Festival».

IL CONFRONTO – «Ma la scienza sì» ribattono Manuela Arata e Vittorio Bo, presidente e direttore del Festival. «Lo dimostrano – dice Arata – le migliaia di persone che ogni giorno affollano le conferenze. C’è una risposta ai bisogni religiosi e una ai bisogni di conoscenza». «Crediamo di non fare paura a nessuno – aggiunge Vittorio Bo – e siamo aperti al confronto con tutto il mondo religioso, non solo con la confessione cattolica ma anche con le altre religioni e culture che molto hanno contribuito nel campo della conoscenza, pensiamo al mondo islamico». «Scienza e religione sono due forze motrici che devono dialogare senza pregiudizi – conclude Pierluigi Luisi, biochimico, docente a Zurigo e Roma -. Quando si parla di mettere vincoli alla scienza, il pensiero corre a Giordano Bruno e Galileo».