Di nuovo questioni etiche a dividere i poli in parlamento. Di nuovo il Vaticano che dall’altra sponda del Tevere invita i credenti – ma anche i non credenti – a ricordare chi è il titolare della vita, cioè Dio e non l’uomo. Il ministro della sanità della Santa Sede, Javier Lozano Barragàn, lo ha detto chiaramente: ogni ipotesi di eutanasia è «peccato mortale». Ed è d’altronde scontato che la Chiesa la pensi così.
Ma per la Rosa nel Pugno, titolare della battaglia sulla dolce morte riaperta dal caso di Piergiorgio Welby – un malato terminale tenuto in vita dal respiratore – le parole del cardinale sono invece un’indebita ingerenza. Per il vicepresidente dell’associazione Luca Coscioni, Rocco Berardo, «impressiona il per nulla velato “avvertimento” ai parlamentari cattolici di essere “coerenti ed esprimere il pensiero cattolico” nei loro parlamenti.
Ci si aspetterebbe comprensione, anche cristiana, per la discussione richiesta dal presidente Napolitano». Ma inutilmente si cercherà qualche altro esponente politico che censuri l’atteggiamento delle gerarchie vaticane. Semplicemente perché non ce n’è più bisogno. Che il compromesso con le sensibilità cattoliche sulle questioni bioetiche sia una priorità anche in parlamento è ormai un dato di fatto.
Lo strumento è l’intergruppo «Persona e bene comune» – a cui fanno riferimento destri e sinistri, capitanato dalla margheritina Paola Binetti – che si riunirà stasera e molto probabilmente affronterà il tema dell’ eutanasia. Che sulla libertà di dibattere in Italia su una questione tanto delicata influisca il diktat della Chiesa cattolica ormai non si può più dire.
«Non abbiamo di fronte una divisione laici-cattolici. Non è necessario essere cattolici per affermare la sacralità della vita», ha detto il vicepresidente della camera Pierluigi Castagnetti (Margherita), che da ciò fa discendere «la sua indisponibilità (della vita) per chiunque. A partire dal soggetto titolare sino al medici, e ancora meno allo Stato». «Per la verità che negli ultimi anni ci sia stata una regressione impressionante del fronte laico in parlamento è un dato di fatto innegabile», osserva il senatore dl Rifondazione Luigi Malabarba.
Il suo è uno degli otto testi sul testamento biologico depositato in senato, che proprio oggi verranno calendarizzati. «il mio testo lo depositai per la prima volta quattro anni fa. Contempla anche alcuni casi di eutanasia e di suicidio assistito. Ma il clima era completamente diverso. Non lo ritiro, anche se ovviamente sono disponibile a un compromesso, perché il vuoto legislativo è intollerabile e bisogna assolutamente portare a casa qualcosa in tempi brevi.
Ma non c’è dubbio che, ormai, si pensa direttamente al compromesso, prima ancora di fare qualsiasi battaglia laica». Come ha detto molto chiaramente il presidente del Senato Franco Marini, «per la parola eutanasia non c’è spazio». E’ in questo clima che oggi la commissione sanità del senato si appresta ad aprire il dibattito sugli otto disegni di legge che prevedono l’introduzione in Italia del testamento biologico. Ancora non è stato individuato un testo che possa fungere da collante, mentre si prevede un gran numero di audizioni.
La possibilità di introdurre in Italia una legge che permetta di dichiarare quali trattamenti sanitari si è disposti a subire in caso di grave malattia è un compromesso che trova tutti d’accordo. Si sono espressi a favore il leader di An Gianfranco Fini, il capogruppo dell’Udc alla camera Luca Volontè e il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi. Su posizioni molto più rigide – convinti che la discussione sul trattamento biologico potrebbe introdurre surrettiziamente l’eutanasia in Italia – Alfredo Mantovano di An e Francesco D’Onofrio dell’ Udc.
Tra i ddl all’esame anche quello del presidente della commissione sanità, il diessino Ignazio Roberto Marino, il chirurgo che ha rinunciato al suo lavoro di medico negli Usa per impegnarsi nella politica italiana. Cattolico, il suo testamento biologico lo ha già depositato negli States, dove è possibile farlo dal ’76. «Siamo indietro di 30 anni, e mi auguro che la discussione parlamentare porti al più presto all’approvazione di un disegno di legge applicabile».
Alcune associazioni sostengono che il suo sia un ddl moderato, che prevede il primato del medico sul paziente: «Le cose non stanno affatto così – spiega Marino – nel mio ddl è semplicemente prevista la figura del fiduciario, una persona indicata dal titolare del testamento a cui viene affidata la grande responsabilità di decidere di contraddire le dichiarazioni anticipate del malato in caso, ad esempio, di evoluzioni della tecnologia e della ricerca medica. Negli Usa funziona così, e trovo sia una garanzia importante».