La politica ascolti Napolitano se ne è capace.

di P. Fr.
Eutanasia: dopo la risposta del presidente della repubblica al messaggio de Welby

Lo confesso: mi costa non dare ragione a Francesco Merlo, per quel che ha scritto ieri su Repubblica. Anch ‘io, per quanti sforzi faccia, fatico a immaginare questo Parlamento, questa maggioranza, questa opposizione che si misurano e si dividono seriamente e pensosamente su un tema come l’eutanasia e, pensando a ciò che potrebbe capitare, e in parte già capita, sarei tentato di dire grazie presidente Napolitano per le sue nobili parole ma lasciamo perdere.

Anche a me fa orrore la sola idea di un salotto o di una corrida televisiva, con dei leader politici convocati per dire la loro sulla vita e sulla morte, all’uopo imbellettati, bene attenti a stare in equilibrio tra i problemi della coscienza e i problemi dell’audience: dovessi assistervi, temo proprio che in cuor mio sarei tentato di prendermela, prima ancora che con il Bruno Vespa di turno e con i suoi ospiti, con chi ha voluto consegnare seppure con le migliori intenzioni di questo mondo l’eutanasia alla politica e ai media, e cioè con il capo dello Stato.

E invece resisto a questa e ad altre simili tentazioni. Credo infatti che anche stavolta, sopratutto stavolta, Giorgio Napolitano vada ringraziato davvero. Anzitutto per l’umana solidarietà e la rispettosa attenzione politica e istituzionale con cui ha risposto al video messaggio di Piergiorgio Welby, copresidente dell’Associazione Luca Coscioni, immobilizzato dalla distrofia muscolare progressiva, che chiede di ottenere ciò che la legge non consente, e cioè di poter praticare l’eutanasia. Già nel caso di Luca Coscioni accadde che la sua storia e la sua battaglia divennero conosciute solo dopo la morte di chi le aveva incarnate, aveva scritto a me e a molti altri direttori nei giorni scorsi il presidente dell’associazione Marco Cappato, rimproverandoci (e giustamente) il silenzio dei nostri giornali.

Non vorremmo che la stessa sorte toccasse adesso a Welby e a migliaia di persone nella sua stessa situazione. Bene, Napolitano è stato molto meno distratto, con le sue parole, che pure non erano rivolte all’informazione, ha richiamato anche noi a fare la nostra parte. Se non la faremo non avremo alibi politici e morali. Anche per questo, per averci messo di fronte alle nostre responsabilità mi sembra giusto essergli grati. Resta, naturalmente, l’interrogativo di fondo. Che riguarda la possibilità stessa per la politica di misurarsi davvero su un simile terreno.

Ripeto. Pensando a questa scombiccheratissima politica italiana, alla sua inconcludenza e, assieme, alla sua volgarità, la prima risposta è peggio che negativa. Ma Napolitano (e questa mi sembra una chiave importante anche per cercare di cogliere sin d’ora quali saranno i tratti distintivi del suo settennato) pensa evidentemente di avere il dovere, assai più che il diritto, di non fermarsi alla prima risposta: e quindi di richiamare la politica, e in primo luogo il parlamento, dove già ci sono comunque disegni di legge su un tema per molti versi assai affine, quello del testamento biologico ad assolvere, se ne e capace, ai suoi compiti.

Tra questi anche se in un passato relativamente recente non lo avremmo mai nemmeno sospettato, c’e anche quello di misurarsi sempre più dappresso non solo con i diritti e i doveri di chi vive ma anche con quelli di chi nasce. E di chi muore. Dice secondo me benissimo Fausto Bertinotti: faremmo male a sciupare un appello come quello di Napolitano, faremmo bene, invece, a fermarci tutti un momento ad ascoltarlo e a riflettere. Che le divisioni in materia siano profondissime, anche nel centrosinistra, è evidente.

Ed è lecito dubitare che sia individuabile un denominatore comune tra chi in ultima analisi pensa che l’uomo debba poter essere padrone della propria vita, libero quindi di decidere a quali condizioni continuare a viverla o porvi termine, da solo o se non può farlo, con un intervento altrui, e chi al contrario e convinto che la vita sia un dono divino di cui possiamo disporre si, ma come si dispone, appunto, di un dono.

Ma considerare per questo le parole di Napolitano inopportune come sicuramente nel centrosinistra pensano in molti, o addirittura definirle irricevibili e istituzionalmente sbagliate perché “spaccano il paese e sono estranee alla nostra cultura”, come dice, da destra, Gianni Alemanno, non porta davvero molto lontano. Sulle questioni davvero serie un paese serio si divide. Ma, appunto, seriamente. Come ha scritto sulla Stampa Claudia Mancina con serenità, con sincerità, accettando un dialogo vero, senza avanzare immediatamente posizioni rigide e immodificabili . Non so se riuscirà mai a prendere quota, un confronto cosi. Ma credo che dei riformisti moderni dovrebbero fare tutto quanto sanno e possono perché ci sia. (p. fr)