I massimi specialisti internazionali di staminali embrionali non saranno presenti, a dimostrazione del fatto che la condanna morale delle gerarchie cattoliche nei confronti di questo settore di ricerca lascia ben pochi spiragli aperti, indipendentemente dalle minacce di scomunica di un’inarrestabile cardinal Trujillo. Ma questa non vuole essere un’osservazione malevola, anzi: il maggior pregio dell’incontro è proprio quello di fornire una fotografia aggiornata del dibattito in corso in Vaticano. Tra i temi caldi spicca quello delle ricerche per produrre staminali simil-embrionali “etiche” ma il programma non sembra pensato per favorire il lavoro dei mediatori neanche in questa zona grigia del dibattito, come dimostra la presenza di Richard Doerflinger.
«Il portavoce della Conferenza episcopale americana terrà una relazione dal titolo «Il problema dell’inganno nella ricerca con le cellule staminali». E’ stato proprio Doerflinger a innescare lo scandalo che in agosto ha colpito Robert Lanza dell’Advanced Cell Technology accusato di non aver dato il giusto risalto al fatto che era stato necessario sacrificare 16 embrioni per dimostrare che in linea di principio è possibile produrre staminali embrionali salva embrioni con la stessa tecnica che serve per la diagnosi genetica pre-impianto. Le testimonianze che ha reso di fronte al Congresso americano consentono di prevedere che il capofila degli attivisti per la vita metterà sulla graticola ricercatori e sostenitori delle cellule di origine embrionale, accusandoli di manipolare l’opinione pubblica con promesse roboanti e falsi annunci.
Se per una volta rinunciasse alle generalizzazioni e alle forzature si potrebbe persino essere d’accordo con lui: troppi risultati non sono stati replicati da gruppi di ricerca indipendenti, troppe volte le riviste scienti fichè hanno abbassato gli standard qualitativi per la pubblicazione, chiudendo un occhio sui punti deboli degli studi che promettevano di fare più clamore sui media. La truffa coreana ha segnato uno spartiacque e il vero peccato commesso da Lanza (e da Nature che ha pubblicato il suo lavoro) è di non aver capito che nel dopo Hwang i comunicati stampa disinvolti e tutte le altre piccole astuzie sono diventati inammissibili. Una bella tirata d’orecchi insomma è d’obbligo Quello che con ogni probabilità non verrà detto a Roma, però, è che neppure le staminali adulte sono immuni al problema: per poter sostenere che degli embrioni non c’è bisogno, i risultati raggiunti con le adulte sono stati spesso sovrainterpretati e strumentalizzati.
Dati preliminari sono stati sbandierati come grandi successi e lavori che non hanno superato il test cruciale, quello della riproducibilità, continuano a essere citati in modo acritico. La comunità scientifica internazionale, per esempio, ha avanzato seri dubbi sui risultati che nel 1999 hanno segnato l’ascesa del ricercatore che da noi è il simbolo delle staminali adulte e che all’incontro non poteva mancare, Angelo Vescovi. Discuterne serenamente in Italia, pero, è pressoché impossibile. E l’elenco potrebbe essere lungo, a cominciare dall’eccessivo entusiasmo che circonda l’impiego di staminali adulte per trattare l’infarto rniocardico. Ma la conferenza sarà anche una buona occasione per ascoltare Kazutoshi Takahashi e Shinya Ya manaka, i fiori all’occhiello della seconda giornata. I ricercatori dell’universita di Kyoto hanno identificato un cocktail di quattro fattori in grado di compiere il miracolo nel modello animale: trasformare le adulte in simil-embrionali con un processo sulla cui eticità e difficile muovere obiezioni.
Secondo indiscrezioni si tratta di risultati credibili già replicati da un altro gruppo di ricerca ma è bene specificare che questo è soltanto l’inizio. Prima di brindare dobbiamo verificare se le cellule umane sono altrettanto docili di quelle murine e se siamo in grado di innalzare il tasso di efficienza della trasformazione. In confronto le altre opzioni ideate per produrre staminali simil-embrionali senza sacrificare embrioni sono ben più controverse: per lo più lasciano perplessa la comunità scientifica e i bioeticisti laici, perchè arrivano a complicare una sfida gia difficilissima o introducono un alto tasso di ipocrisia. Di certo trovano terreno fertile in politica, nell’Ulivo come tra i Repubblicani americani. Ma cosa ne pensa la Chiesa? La selezione degli invitati esprime già un primo giudizio di valore: accanto ai giapponesi non siederà Rudolph Jaenisch con i suoi embrioni di topo senza destino, donati a partire da cellule prive di un gene chiave per lo sviluppo embrionale per provare ad aggirare l’obiezione della distruzione di vite in potenza.
Ci saranno invece Tiziana Brevini e Fulvio Gandolfi dell’universita di Milano che hanno annunciato la derivazione di staminali simil-embrionali da partenoti, spingendo l’ovocita a dividersi senza ricorrere alla fecondazione. Doerflinger ha già dimostrato qualche perplessità sull’eticità dell’impresa: anche se non sono in grado di completare lo sviluppo, i prodotti della partenogenesi potrebbero essere considerati degli «esseri umani dotati di una vita molto breve». Per convincerlo del contrario bisognerebbe dimostrargli che non sono embrioni. Gia, ma come? E oltre Tevere sono tutti d’accordo con lui?