La sentenza della Corte di giustizia europea riguarda il caso di una signora inglese, Yvonne Watta, che in Gran Bretagna si trovava in una lista di attesa esageratamente lunga per un’operazione chirurgica all’anca a carico del servizio sanitario nazionale. Non potendo attendere tutto il tempo richiestole in patria, Mrs. Watta si è recata in Francia ove è stata operata a cura del servizio sanitario francese. Ha poi chiesto il rimborso del costo dell’operazione al servizio sanitario inglese e la Corte di giustizia lo ha accordato. E’ noto che le code sanitarie pubbliche inglesi sono molto lunghe, specie per le operazioni più delicate.
Forse è meno noto che in Francia il servizio sanitario pubblico consente ai privati di scegliersi il proprio medico o chirurgo in una ampia lista di medici privati che operano con tariffe stabilite dalla sanità pubblica. E’chiaro che, in tal modo, le code sono minori e il servizio è più efficiente. Né è detto che i costi sanitari siano maggiori in quanto vari studi (per esempio riferiti all’Italia di economisti dell’Università di Roma Tor Vergata) mostrano che i costi delle cliniche private convenzionate sono minori anche del 40 per cento di quelli degli ospedali pubblici a parità di prestazione.
La libertà di scelta fra servizi sanitari dei diversi paesi per i cittadini dell’Unione europea – sia pure nell’ambito limitato delle operazioni chirurgiche urgenti – genera una concorrenza fra i diversi sistemi sanitari nazionali e quindi ne stimola il miglioramento, mentre consente un miglior utilizzo delle loro capacità produttive e ne valorizza le specializzazioni. Si tratta della concorrenza nell’area della cosiddetta “Europa dei cittadini” che è stata sin qui una cenerentola. Ma, soprattutto, si tratta dell’applicazione di un principio fondamentale di federalismo fiscale di cui in Europa, sinora, hanno fruito (e poco) quasi solo le imprese.