Questa decisione ha suscitato forti polemiche da parte dell’opposizione, un’interpellanza di alcuni deputati della stessa maggioranza e decise proteste da parte di chi ha voluto e difeso questa legge, passata indenne, grazie a una motivata e ampia astensione popolare, dagli emendamenti referendari. Ciò che si teme è che Maura Cossutta, che si è sempre espressa contro la Legge 40, da lei giudicata illiberale, confessionale e discriminatoria, possa usare dei decreti applicativi per modificarla.
Senza fare processi alle intenzioni, si possono giudicare i fatti. Le scelte politiche vanno lette nel contesto nel quale vengono formulate e sarebbe perlomeno ingenuo non collegare questa nomina alle precedenti scelte dell’attuale Governo che, attraverso le decisioni del ministro per l’Università e la ricerca Fabio Mussi, ha mostrato di promuovere una strategia tesa ad aggirare i divieti posti dalla Legge 40 a tutela della vita umana embrionale.
«Una polemica sul nulla» , così il ministro Livia Turco ha liquidato la discussione attuale. Forse è vero: si tratta di una polemica sul nulla, su quel nulla che stanno diventando il rispetto e la tutela dell’ embrione umano, diventati oggetto di variegati desideri, progetti e diritti altrui, da quelli degli aspiranti genitori a quelli dei ricercatori che ne vorrebbero ricavare cellule staminali, per finire, attraverso alcune strazianti strumentalizzazioni, a quelli dei malati che reclamano sperimentazioni in favore della loro guarigione. Ma al centro di questi interessi c’è pur sempre un figlio allo stadio embrionale che la Legge 40 vorrebbe tutelare, pur permettendo un progetto di genitorialità che si attua in modo antropologicamente discutibile, che ha molti limiti, diverse contraddizioni e induce molte aspettative, spesso deluse.
La Legge 40 è stata pensata per permettere alle coppie sterili di avere un figlio, e un figlio inizia a esserci quando si forma allo stadio embrionale. C’è una logica “triadica” dentro la generazione umana la quale non può essere spezzata senza ferire è il vincolo che lega tre esseri umani trasformandoli in madre, padre e figlio. Ed è di questo figlio che si parla quando si discute di embrioni umani. E se non siamo capaci di applicare i diritti dell’uomo a chi, come l’embrione umano, non ha altra qualità che quella di essere umano, a chi potremo legittimamente applicarli? La vita umana è un valore “laico”, cioè un bene che sta alla base di tutti gli altri beni che una politica può e deve promuovere: in questo senso è un vero bene comune, anzi il fondamento di ogni bene comune.
Tutto ciò non può essere ignorato da una politica che voglia tutelare il senso della generazione umana. il senso umano della generazione stessa. Padre, madre, figlio, questi sono i protagonisti e i soggetti implicati in una prassi che non può essere governata soltanto in base alle esigenze della tecnica o ai diritti di chi li può rivendicare. Chi polemizza contro la Legge 40 fa valere le preoccupazioni per la salute della donna, le esigenze dei medici e dei ricercatori, ma si dimentica dei diritti dell’ unico soggetto che non può rivendicare diritti, e cioè dell’essere umano allo stadio embrionale.
Si è passati da una fase nella quale la maternità era un dovere, poi è stata posta come libera scelta, ora è rivendicata come un diritto. La maternità, senza dubbio, è vicenda femminile, ma la generazione umana è più della maternità,
è il vincolo che lega tre esseri umani trasformandoli in madre, padre e figlio.
Ed è di questo figlio che si parla quando si discute di embrioni umani.
E se non siamo capaci di applicare i diritti dell’uomo a chi, come l’embrione umano, non ha altra qualità che quella di essere umano, a chi potremo legittimamente applicarli?
La vita umana è un valore “laico” cioè un bene che sta alla base di tutti gli altri beni che una politica può e deve promuovere:in questo senso è un vero bene comune, anzi il fondamento di ogni bene comune
Tutto ciò non può essere ignorato da una politica che voglia tutelare il senso della generazione umana.