Staminali è scontro tra Chiesa e Governo

di Giacomo Galeazzi
Mentre la Cei deplora come «moralmente inaccettabile» l’intesa europea sulla ricerca e l’«Osservatore Romano» la definisce un «macabro mercimonio», il premier difende Mussi e ribadisce l’inviolabilità dell’embrione. Romano Prodi ha scelto di prendere di petto la questione della ricerca sulle cellule staminali, andando a rispondere, per la prima volta nella legislatura, al «question time alla Camera».

Lo aspettavano due interrogazione di parte cattolica, una dall’opposizione (Udc) e una dalla maggioranza (Udeur). Il clima era stato preparato dalle parole ostili dell’«Avvenire», che critica il compromesso Ue di cui l’Italia è stata protagonista e da una nota della presidenza della Cei. I vescovi puntano l’indice contro il compromesso perché permette di sostenere le ricerche su linee cellulari staminali di origine embrionale «la cui produzione comporta la soppressione di embrioni umani».

Per il cattolico Prodi, capo di una coalizione nella quale sulla questione convivono posizioni opposte, la sfida era quella di difendere il punto di equilibrio raggiunto nella maggioranza, senza mettersi contro alla Chiesa. Nelle sue risposte all’Udc e all’Udeur, il premier ha quindi sottolineato, che la posizione sostenuta dal ministro Fabio Mussi in Europa è stata «costantemente concordata» con lui; e, sul piano del merito, che l’accordo europeo va letto come un «importante passo avanti» per la tutela della vita «fin dal concepimento».

A queste parole il presidente del Consiglio ha aggiunto un altro impegno che va nella direzione chiesta dai vescovi, cioè ad assumere «l’inviolabilità assoluta dell’embrione» come criterio per i comportamenti del governo, a livello nazionale e comunitario. Per sottolineare l’impegno in questo senso, Prodi ha aggiunto l’auspicio che il Parlamento europeo accetti il principio di fissare una data «oltre la quale non sia più possibile ottenere linee cellulari» da usare a scopi di ricerca. Una posizione, ha sottolineato Prodi, che Mussi ha già sostenuto, ma che per ora non è stata accettata.

Il premier ha aggiunto che si impegnerà «personalmente» per raggiungere questo risultato a Strasburgo. La difesa del ministro della Ricerca da parte di Prodi ha trovato riscontro nella parole con cui Mussi ha a sua volta sottoscritto l’intervento di Prodi, definendolo «una degnissima conclusione di una vicenda complicata»; anche se poi il ministro ha tenuto le distanze dall’espressione chiave usata da Prodi, la tutela della vita «fin dal concepimento» («ognuno usa i toni che gli sono propri», ha commentato Mussi). Ma sono queste parole ad avere lasciato qualche strascico polemico nell’Unione.

I cattolici vi leggono la conferma dell’interpretazione restrittiva da loro data alla mozione approvata al Senato; e, come fa Paola Binetti assieme ad altri colleghi, enfatizzano l’impegno di Prodi perché il Parlamento europeo inserisca la data certa per porre un limite all’uso delle linee cellulari embrionali. Parallelamente, emergono i malumori sul fronte laico, soprattutto dal radicale Marco Cappato. Un «accordo truffa, in contrasto con la Chiesa», attaccano An e Forza Italia. Luca Volontè dell’Udc, osserva che si può apprezzare sia l’impegno per la tutela della vita fin dal concepimento, sia quello per inserire la data limite. Anche se poi, lamenta, le «belle parole» di Prodi sono una cosa, e i fatti di questi mesi un’altra.