L’Europa dei 25 è posta di fronte ad un fondamentale test di civiltà. Nel varare il VII programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico, domani il Consiglio Competitività dell’Unione dovrà infatti decidere definitivamente se ratificare o meno la scelta del Parlamento europeo di finanziare ricerche che comportino la distruzione di embrioni umani.
Contro un simile uso del denaro comunitario, si costituì, nel novembre del 2005, una minoranza di blocco di cui faceva parte l’Italia insieme ad altri Paesi (Polonia, Slovacchia, Germania, Austria, Malta). Ma a fine maggio il ministro dell’ Università e della Ricerca, Fabio Mussi, ha ritirato la firma da quella ‘dichiarazione etica. E ciò proprio quando si stava profilando la possibilità che questa minoranza si avvicinasse ad una maggioranza, perché sembra che sulle posizioni della “dichiarazione etica” si stiano attestando anche la Lituania e la Slovenia.
Ma adesso il passo indietro dell’Italia potrebbe avere ripercussioni pesanti sull’orientamento del governo tedesco. Del resto venerdì, due giorni dopo il dibattito che si è tenuto su questo tema in Italia al Senato, Mussi, parlando dell’associazione “Luca Coscioni”, ha dato per scontato che domani a Bruxelles non ci sarà più una minoranza di blocco. «Un passo avanti importante», ha commentato, perché consentirebbe «una discussione più libera e aperta» . La linea che il nostro ministro è intenzionato a seguire, dunque, è un’altra: cercare, con il suo collega tedesco, Annette Schavan, «una proposta condivisa di Germania ed Italia» sul problema della definizione degli embrioni cosiddetti “non più impiantabili”.
Infatti in una lettera inviata al ministro dell’Educazione e della Ricerca di Berlino, venerdì, ha annunciato che l’Italia «si ispirerà al criterio dell’emendamento Niebler, per individuare una data oltre la quale gli embrioni soprannumerati crioconservati non sono più impiantabili e quindi possono essere resi disponibili per la ricerca». Probabilmente la sua interpretazione di Niebler è nient’affatto esatta, ma l’auspicio del ministro è che sulla strada che lui ha in mente si possa trovare «un compromesso finale» che consenta di approvare il programma quadro.
Del resto la risoluzione dell’Unione approvata per un solo voto mercoledì al Senato, seppure impegna il governo a «sostenere sotto il profilo finanziario, in sede di Consiglio Europeo competitività, ricerche che non implichino la distruzione di embrioni», sollecita anche verifiche sulla possibilità di sperimentazioni sugli embrioni crioconservati cosiddetti «non impiantabili». Su questo delicato argomento la richiesta di «un sovrappiù di cautela» viene proprio da un esponente dell’Ulivo, Domenico Fisichella. «Oltre alla clausola di precauzione spiega si deve tener presente che la scienza non è più come la si intendeva 70 anni fa, non ha più la pretesa di definitività per le sue affermazioni».
Nel dettaglio potrebbe accadere, secondo il senatore della Margherita e docente universitario, che un gruppo di ricerca sostenga che la potenzialità procreativa di un determinato embrione crioconservato sia esaurita, mentre un altro affermi il contrario. L’ex vicepresidente del Senato invita quindi il Consiglio competitività di lunedì a tener presente che «la ricerca auspicata sui limiti di impiantabilità degli embrioni potrebbe dare risultati controversi».
E questa la ragione, del resto, che lo ha spinto, mercoledì al Senato, a non opporsi (neppure con l’astensione) alla risoluzione Buttiglione che vietava «ogni tipo di ricerca distruttrice di embrioni umani». Da esperto di epistemologia, Fisichella si dichiara contrario ad ogni chiusura alla sviluppo scientifico, ma mette in chiaro che «temi così delicati come quello della definizione della non impiantabilità, sollecitano una cautela maggiore». «La ricerca deve sempre avere come bussola la preminenza della difesa della vita». Ciò vale ancor di più oggi, «in un momento storico in cui il sapere scientifico correttamente diventa problematico, e quindi i fondamenti di principio devono essere tenuti fermi».
L’udc Luca Volonté si appella a Romano Prodi. «Conosce bene la legge 40 osserva il capogruppo dello scudocrociato alla Camera gli è noto il risultato del referendum, nel quale credo abbia votato contro la sperimentazione sugli embrioni, dunque la richiesta che gli facciamo e che alla “coerenza” di Mussi e della associazione “Luca Coscioni” contrapponga la sua, di presidente del Consiglio. E faccia sì che l’Italia porti in Europa una posizione assolutamente contraria a qualsiasi sperimentazione sugli embrioni».
Un tale impegno del premier, ammonisce Volonté , è del tutto coerente con la interpretazione che della risoluzione dell’Unione dà l’ex presidente di Scienza&Vita, Paola Binetti. Volonté auspica infine che i senatori della Margherita, che fanno parte dell’intergruppo “Persona e Bene comune” e che hanno dato un’interpretazione della risoluzione approvata in linea con la legge 40, facciano pressione sul premier «affinché l’Italia si schieri su questa linea a Bruxelles».