Nasce la banca che salverà il cervello.

Il ministro Turco ieri alla presentazione del progetto diretto dal professor Angelo Vescovi. Monsignor Paglia artefice dell’iniziativa.
Terni, al via laboratorio che produce staminali. L ‘appoggio del vescovo.

Vescovi protettori delle arti l’Italia ne ha visti tanti attraverso i secoli, ma per scoprire un monsignore gettatosi a capofitto nella produzione di cellule staminali cerebrali bisogna venire a Terni. Monsignor Vincenzo Paglia, conosciuto come padre spirituale della Comunità di Sant’Egidio, confessa di essere rimasto folgorato da un topolino. “Vidi un topo affetto da sclerosi multipla guarire con iniezioni di cellule staminali cerebrali”, racconta. Così capì che poteva essere l’occasione per fare un passo in avanti rispetto al dibattito la cerante che divide i fautori della ricerca sulle cellule staminali: puntare sulle adulte o quelle embrionali?

Prima, pero, si trattava di fare un piccolo miracolo: mettere insieme Stato e Chiesa, pubblico e privato, medici, ricercatori e banchieri. Il vescovo ci è riuscito. La “Fondazione Cellule Staminali,’, che ha avviato a Terni – alla presenza del ministro della Sanità Turco – la Banca delle cellule staminali cerebrali, vede alla presidenza l’Istituto Superiore della Sanità e ha come soci fondatori il Comune, la Diocesi, la Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, con una partecipazione della Camera di Commercio. Il vescovo, da vicepresidente, dichiara soddisfatto: “E’ il giusto passo per svelenire dalle polemiche la questione della ricerca sulle staminali, aiutare la scienza, stare dalla parte del malato”.

Il professor Angelo Vescovi, quarantaquattro anni, direttore del progetto, consulente del San Raffaele di Milano, professore di Biologia cellulare alla Bicocca, professore aggiunto all’università di Melbourne, va sul concreto: “La Banca è la prima impresa del genere al mondo. Produrremo cellule staminali cerebrali, che alcuni istituti nello stato di New York e nel New Jersey ci hanno già chiesto. L’obiettivo è di intervenire su malattie neurodegenerative come Parkinson, Alzheimer, sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica (SLA), corea di Huntington, morbo di Tay Sachs, ischemia, lesioni del midollo spinale”.

La particolarità è che le cellule in questione si prendono da feti umani, provenienti da aborti spontanei (ma anche l’uso di quelli procurati è permesso dai comitati bioetici). Cellule potentissime quasi come quelle embrionali, cioè in grado di riprodursi rapidamente in quantità enormi. “Da un pezzetto di tessuto di un solo feto – spiega Vescovi – si ricavano alcune cellule capaci di moltiplicarsi in vitro letteralmente per miliardi. Non è un’ipotesi, è cosa gia provata. In pratica con una simile produzione si può intervenire su centinaia di migliaia di pazienti”.

Il procedimento è un vanto italiano. Vescovi, insieme ad un’equipe di ricercatori, ha isolato le cellule staminali del cervello nel 1997, nel l999 è avvenuta la pubblicazione scientifica. Ora, da Terni, si parte con la produzione. I tempi sono già scanditi. A settembre si avrà la produzione delle cellule a regime. Entro aprile dei 2007 sarà completata la definizione dei “protocolli di qualità”. Subito dopo sarà avviata una collaborazione con il National Health Institute negli Stati Uniti e dal settembre del 2007 si conta di cominciare con la sperimentazione sull’uomo.

Le prime malattie, che verranno affrontate con iniezioni in vena o trapianti in situ, sono il Tay Sachs, un morbo infantile mortale, e la Sclerosi laterale amiotrofica. Paolo Raffaelli, sindaco di Terni, appare raggiante mentre il ministro Turco taglia virtualmente il nastro dell’impresa. Come se dalla crisi delle acciaierie Terni possa risorgere con un’iniziativa di eccellenza, simbolo della vitalità dell’Italia dei comuni. Livia Turco spiega che l’impresa e bella perchè “frutto di una ricerca integrata tra pubblico e privato e ha il significato di concentrarsi sulle cose fattibili e utili al malato. Nel dibattito sulle staminali – soggiunge – serve pacatezza, dialogo e concretezza. Questa iniziativa unisce e non divide”.

Monsignor Paglia guarda al futuro. “Non è escluso – anticipa – che qui possa operare un domani anche un pool di scienziati per riflettere sulle cellule embrionali”. Altre iniziative sono in corso. Giovanni Bonanni, dell’Istituto Superiore di Sanità, ci confida che si sta progettando una fondazione sulle “malattie della povertà” : malaria, Aids, morbo di Ebola, malattie di denutrizione. Ne faranno parte l’Istituto Superiore di Sanità, l’Idi di Roma e un ente vaticano.