Il dono del cordone ombelicale per le cure

di Tina Simoniello
Un contenitore di staminali adulte, impiegabii per tutte quelle patologie ematoncologiche, ma anche del metabolismo, o congenite, per le quali viene utilizzato il trapianto di midollo.
A costo zero, e senza alcun intervento invasivo per il donatore: una madre al momento del parto.

E il cordone ombelicale: praticamente un materiale di risulta, ma con un grande potenziale terapeutico attestato da 4000 trapianti già effettuati nel mondo. Ora il progetto “Verso una pedagogia della nascita” dell’ università Campus Biomedico di Roma – sostenuto tra gli altri dalla Regione Lazio, dalla Adisco, l’associazione delle donatrici di cordone – vuole informare tutte le donne sul significato sociale di questa donazione e diffonderla.

«Parallelamente vogliamo potenziare le banche di sangue placentare già presenti», dice Paola Binetti, ideatrice del progetto e direttore del Dipartimento ricerca educativa e didattica dell’ateneo romano. Oggi le banche di sangue placentare in Italia sono 15. Sono pubbliche, inserite nel Circuito nazionale trapianti. «Le nostre banche funzionano secondo standard di efficienza e sicurezza», dice Wilham Arcese, responsabile dell’Unità trapianti cellule staminali del Policlinico romano di Tor Vergata, «ma per riuscire a rispondere alla domanda dovremmo triplicare il patrimonio di cordoni: c’è il problema della compatibilità.

Occorre personale formato, banche aperte 24 ore su 24. E soldi: un anno nel criocongelatore a -180 gradi costa 1000-1500 euro a cordone. E solo il 35 per cento delle donazioni è utilizzabile» .

«Non ha senso», conclude Arcese, «conservare il proprio sangue placentare per un familiare; il senso ce l’ha invece se la donna ha familiarità o già un figlio con patologie oncoematologica. Ma in questo caso il nostro sistema già consente di fare una donazione dedicata».