Sì al testamento biologico e spero diventi presto una legge italiana. L’oncologo Umberto Veronesi si schiera con il ministro della Salute Livia Turco che ha dichiarato la sua intenzione di introdurre la legge che darà il via libera al testamento biologico.
La popolazione italiana lo vuole e ne ha diritto sottolinea Veronesi il cittadino, nel pieno possesso delle sue facoltà, deve poter esprimere le sue volontà e dire se vuole essere curato o meno, nel caso in cui non fosse più nelle condizioni, fisiche e mentali, di esprimere le sue scelte. L’oncologo milanese è stato uno tra i primi in Italia a sollevare il dibattito su un tema cosi delicato.
E lo ha fatto attraverso la fondazione che porta il suo nome: Certo, la legge è la soluzione migliore, ma siccome non sarà facile raggiungere questo traguardo abbiamo deciso di costruire un meccanismo a cui tutti i notai italiani potranno aderire.
Insieme al presidente dell’Ordine dei Notai, Veronesi ha elaborato un documento, una sorta di modello per il testamento biologico, che ogni persona potrà far proprio e sottoscrivere davanti a un notaio indicando espressamente la sua volontà nel caso in cui, un incidente o una malattia grave, le impedisca di esprimere un parere sulle cure, il documento sarà presentato il 15 giugno. Così come si va dal notaio per fare il testamento e decidere a chi lasciare i propri beni dopo la morte spiega il professore anche in Italia si potrà andare dal notaio e sottoscrivere il proprio testamento biologico”.
Ma, com’era prevedibile, la dichiarazione del ministro Turco, sostenuta da un grande scienziato come Veronesi, spacca il mondo politico in due fronti. Netta la condanna di An. «Con il testamento biologico si rischia di aprire surrettiziamente la porta alla “dolce morte” – denuncia Riccardo Pedrizzi, il presidente nazionale della Consulta etico religiosa di An «quella che si vuole proporre è una eutanasia mascherata. Gradiremmo sapere come si pongono i cattolici dell’Unione, a cominciare da Prodi e Rutelli.»
Nella polemica intervengono i Verdi che fanno fronte comune con il ministro della Salute. Quello dell’eutanasia e un tabù che, prima o poi, dovrà essere superato dice Luana Zanella, deputata Verde ma, per ora, il testamento biologico è una buona base per avviare la discussione. Si tratta di una scelta individuale che non offende nessuna sensibilità e garantisce la liberta dei singoli. Favorevole alla legge anche Antonietta Farina Coscioni, la vedova dell’esponente radicale che fondò l’associazione Luca Coscioni per sostenere la liberta di ricerca scientifica. «Bisogna smettere di far finta che il problema non esista, spiega, sempre più persone chiedono di morire con dignità.
Le affermazioni del ministro Turco sono il primo passo per sollevare un dibattito, sia sul tema della morte che del testamento biologico, tenuto per troppo tempo ai margini del confronto. La materia è calda e la polemica è destinata ad allargarsi. Ma come avverte il professor Veronesi: «Non dobbiamo aspettare la prossima Eluana Engiaro o un’altra Terry Schiavo per riaprire il dialogo sull’accanimento terapeutico e sul testamento di vita. La maggior parte degli italiani è favorevole al principio dell’autodeterminazione».