Legge 194, le donne hanno diritto di scelta»

di z.
Rosa nel Pugno, indagine su medici obiettori

L’80% dei medici ginecologici bresciani non si presta all’interruzione volontaria della gravidanza prevista dalla Legge 194. Così avviene nel resto della Regione Lombardia, il dato è fornito dai militanti de «la Rosa nel Pugno» che hanno condotto un’indagine (contattando 66 dci 74 ospedali Lombardi) sull’applicazione della Legge 194 e sull’interesse a richiedere l’importazione e l’utilizzo della pillola abortiva non registrata in Italia I dati sono stati presentati ieri mattina aU’ingresso del Satellite del Civile.
«Non siamo favorevoli all’aborto – spiega Conada Gianizzo candidata alla Camera – ma riteniamo che le donne debbano avere la possibilità di scelta». «I ginecologi che scelgono di non fare l’obiezione di coscienza in Lombardia sono ovunque in minoranza – interviene la responsabile della ricerca Eleonora Voltolina – In alcuni casi c’è solo un medico non obiettore, che garantisce da solo il servizio di interruzione della gravidanza per l’intero reparto, arrivando talvolta ad effettuare annualmente 200 aborti e oltre. In altri casi c’è una totale assenza di medici non obiettori, e le Direzioni ospedaliere scelgono di non effettuare gli aborti oppure di pagare un medico esterno all’ospedale (un gettonista) per assicurare il servizio».
Stando all’indagine dei laici socialisti liberali radicali la situazione nel Bresciano è la seguente: l’ospedale di Desenzano del Garda non ha medici non obiettori, ma assicura li servizio, una volta la settimana, tramite un gettonista. L’ospedale di Esine conta un ginecologo non obiettore su 7, quello di (Gavardo ne ha 4 su 9, ma dispone di un anestesista non obiettore su sette. Gli ospedali di Jseo e Orzinuovi convogliano a Chiari gli aborti. Mentre non si conoscono invece i dati relativi al Civile e ai nosocomi di Montichiari, Gardone V.T. e Manerbio.