di Cristiana Pulcinelli
La sclerosi laterale amiotrofica che ha ucciso Coscioni blocca il sistema nervoso. E la legge sulla fecondazione blocca la ricerca. Giovedì scorso Luca Coscioni aveva aperto a Roma il primo Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca Scientifica. Tre giorni di lavoro a cui hanno partecipato scienziati da tutto il mondo per ribadire quello che per Coscioni era il principio su cui aveva costruito una battaglia durata molti anni: «La libertà di ricerca scientifica è obiettivo irrinunciabile in uno stato di diritto democratico e laico». Coscioni era giunto a difendere la libertà della ricerca partendo dalla sua condizione. Dieci anni fa, si era ammalato di Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla), detta anche «Morbo di Lou Gehrig», una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale. La malattia colpisce in particolare i motoneuroni, ovvero quelle cellule nervose che permettono i movimenti della muscolatura volontaria. I motoneuroni cominciano a morire e la persona si paralizza progressivamente nel corso di alcuni mesi o di alcuni anni. Così era successo a Luca Coscioni che aveva perso via via la capacità di cammmare, muoversi, parlare. Luca si era ammalato a 29 anni: anche se la malattia di solito colpisce dopo i cinquant’anni, ci sono molti casi tra i giovani. Si calcola che in Italia i malati siano oltre 4000 e che ogni giorno nel nostro paese si manifestino tre nuovi casi. La cosa più difficile da accettare è che finora non ci sono cure per questa malattia. L’unico farmaco approvato, il Riluzolo, ha la capacità di rallentare la progressione della malattia, ma non di fermarla. Ci sono poi dei farmaci che riducono i sintomi permettendo di muoversi un po’ meglio. Ma la malattia progredisce comunque. Tuttavia, alcuni nuovi filoni di ricerca hanno aperto delle speranze per i malati di Sla. In particolare le cellule staminali, ovvero quelle cellule indifferenziate in grado di trasformarsi in qualsiasi altra cellula dell’organismo, sembrano offrire delle probabilità di successo nella cura delle malattie neurodegenerative come questa. I neuroni malati, infatti, potrebbero essere in teoria sostituiti con nuovi neuroni ottenuti da cellule staminali. In importanti laboratori di ricerca si sta tentando di giungere a questi risultati. A questo scopo si usano sia le staminali adulte, quelle cioè presenti nell’organismo di un adulto, sia quelle embrionali. Naturalmente le ricerche sono ancora all’inizio, ma le promesse sono buone. In un rapporto del National Institute of Health americano si legge, ad esempio, che le staminali embrionali di topo hanno dato origine a neuroni che sono in grado di svolgere le loro funzioni. Bisognerebbe vedere cosa accade con le cellule umane. Nel nostro paese però la ricerca è stata bloccata. La legge sulla Fecondazione assistita ha infatti negato qualsiasi possibilità di utilizzare a scopo di ricerca gli embrioni congelati che sono stati creati per la fecondazione in vitro e giacciono abbandonati. Certo, la ricerca potrà proseguire sulle staminali adulte, ma le probabilità di successo, naturalmente, si dimezzano. Coscioni sì era battuto a lungo per tentare di fermare la legge sulla fecondazione assistita. La sua associazione era stata protagonista del referendum e di molte iniziative. Non c’è riuscito. Però in molti credono che ci sia ancora da battersi. Non a caso, nel corso del Congresso che si è svolto a Roma, gli scienziati firmatari di un manifesto per la libertà di ricerca chiedono, tra l’altro, a chi si candida a governare il paese di «consentire, attraverso limiti e regole stringenti sul modello della Gran Bretagna, la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali finalizzata alla comprensione e alla cura di malattie che colpiscono centinaia di milioni di persone nel mondo».