Una vita spesa per la libertà di ricerca sulle staminali. Pannella: «Ucciso dalle oligarchie».
Mezz’ora fa si è spento Luca. Gli è mancata la possibilità di respirare, è accaduto quel che si poteva prevedere. Luca è caduto, era in prima linea, e direi che è stato ammazzato anche dalla qualità di questo Paese, della sua oligarchia, che lo corrompe e lo distrugge». Marco Pannella ha le parole che si strozzano in gola. Riferisce così in diretta a Radio radicale l’annuncio della morte di Luca Coscioni. Un leader “radicale" nel senso più puro del termine. Aveva appena 39 anni. Insegnava Economia ambientale all’università diViterbo e nel 1995 si stava allenando per partecipare alla maratona di New York quando venne colpito dalla sclerosi laterale amiotrofica (Sla). I primi esperimenti con le cellule staminali embrionali gli concedono nuove speranze. Ma nel 2000 il Parlamento europeo vota una mozione contro la clonazione terapeutica.
Decide quindi di candidarsi alle elezioni "online” per il rinnovo del Comitato nazionale dei Radicali italiani, Viene eletto. Da allora la sua battaglia è legata a un impegno: la libertà di ricerca sulle staminali, il tema centrale della campagna nelle politiche del 2001. L’obiettivo mancato dopo la strenua militanza contro la legge 40. Era l’ultima delle battaglie che l’associazione da lui fondata portava avanti: in prima linea in quella campagna referendaria per cancellare la legge 40 sulla fecondazione assistita. Una legge che vieta qualsiasi forma di ricerca sulle cellule staminali embrionali. E’ per questo che la morte di Luca Coscioni acquista un valore simbolico diverso. Quasi un monito per chi oggi è pronto a manifestare la sua commozione ma qualche tempo fa – notano ancora alcuni rappresentanti della Rosa nel pugno – ha votato una legge iniqua che affonda le sue radici in un vero oscurantismo politico. Un leader "radicale" si diceva. Ma anche la vittima più illustre dei divieti imposti alla ricerca. La "Sla", nota anche come morbo di Lou Gehrig, che ha portato alla morte di Luca Coscioni, colpisce oltre 4mila italiani. E non sono disponibili, ad oggi, terapie in grado di arrestare la progressione di questa patologia degenerativa. Una speranza è offerta proprio dalla ricerca sulle cellule staminali. E l’accusa formulata da alcuni ricercatori e genetisti come Antonino Forabosco, dell’Università di Modena e Reggio Emilia, del nutrito drappello di scienziati e ricercatori che hanno affiancato lo stesso Coscioni in tutte le sue battaglie è netta: «In un futuro non lontano – nota Forabosco curare malattie come la sclerosi laterale amiotrofica sarà possibile: non in Italia dove proprio queste terapie sono vietate».
L’auspicio ora è che si riparta da qui. «La ricerca – aggiunge il biologo Giulio Cossu, direttore del Dibit (istituto ricerca cellule staminali) del San Raffaele di Milano – non si può vietare perché sarebbe, anzi è, la fine della conoscenza». L’auspicio ora è che non si disperda – e lo dicono in molti degli esponenti politici di quello schieramento tutto trasversale, lo stesso che ha accompagnato la durissima battaglia politica contro la legge 40- la sua eredità culturale e morale.
Ai radicali, alla nuova formazione politica la Rosa nel pugno, alla famiglia, sono andati il cordoglio e la commozione di tutto il mondo politico nonché di tutte le associazioni impegnate nella stessa battaglia "di civiltà". Un cordoglio unanime. Dal Democratici di sinistra a Forza Italia, si è ricordato il coraggio e l’impegno civile di un uomo che ha fatto della sua vita un’azione politica. Si dice «addolorato» Romano Prodi. «Colpito per la morte» di un «coraggioso testimone di uno straordinario impegno in difesa della dignità della vita e dei malati”.
Lo stesso cordoglio espresso anche dal presidente del Consiglio così come da tutti gli esponenti delle forze politiche. Di straordinario esempio per i giovani parla anche l’Udc. «Politicamente quasi mai condividevamo le stesse idee – si legge in una nota – ma abbiamo sempre apprezzato la sua passione, il suo impegno e la sua grande forza di volontà». Anche per questo – sostiene ancora il segretario di Rifondazione Bertinotti – «tutta la politica gli deve gratitudine» e proprio per aver intentato «forme di partecipazione alla politica sconosciute». In difesa della libertà della scienza. Un patrimonio, come detto, da non disperdere.