di Maria Grazia Bruzzone
Addio al presidente del Partito. Aveva 38 anni, era malato di sclerosi laterale amiotrofica. Il cordoglio di Ciampi. Pannella: "non lo vollero nè Berlusconi nè l’Ulivo. Contro di lui accuse da stregoni". “Luca è morto ma la libertà di ricerca non c’è e la sua battaglia, che era proprio per coloro che non hanno tempo, continuerà. E quando, in Corea del Sud, negli Usa o in Gran Bretagna, una guarigione straordinaria dalle cellule staminali adulte o dal genoma un giorno verrà, sarà incredibile ripensare agli argomenti da stregoni che in Italia sono stati opposti contro il referendum e contro di lui”. Così parla Daniele Capezzone: E Marco Pannella,che per primo ne ha dato notizia a Radio radicale, mezz’ora dopo la morte: “Tanti, come Luca non possono contare su ciò che la scienza rende possibile”, dice. “E Luca come tanti altri condannati al silenzio” aggiunge polemico. E ricorda con rabbia il no del centro-sinistra – esattamente un anno fa – alle liste radicali “proprio perché si chiamavano Luca Coscioni”; e l’altro no che pronunciò Berlusconi, negandogli di far parte del Comitato nazionale di Bioetica, malgrado 50 Nobel e 100 ricercatori avessero garantito che sapeva di bioetica: “Fu il suo dolore più grande”. “La persona che più di tutti in questi anni ha incarnato l’idea “per la vita del diritto e per il diritto alla vita”, una frase che dovremmo continuare ad usare sempre con maggior vigore” sono le parole di Emma Bonino, raggiunta dalla notizia mentre partiva per il Mali (ma tornerà per i funerali). Il presidente Carlo Azeglio Ciampi invia un messaggio ai radicali: “Luca Coscioni è stato un simbolo ma anche un esempio di come la forza di volentà, unita a uno straordinario amore per la vita, possa far superare ostacoli ritenuti insuperabili”. E loro, i radicali, commossi, salutano il loro militant scomparso, malato da tempo di sclerosi amiotrofica; non possono non apprezzare la valanga di messaggi di cordoglio piovuti dall’intero palazzo della politica, senza distinzioni di destra, sinistra, laici cattolici, referendari e astensionisti. “Belli”, commentano laconicamente, senza infierire sulle contraddizioni di quanti l’hanno lasciato solo. “Non è il momento”. Da Berlusconi (“Ha testimoniato con forza il valore dei diritti civili che sono alla base del granse pensiero liberale”), a Prodi che lo ricorda “coraggioso testimone di uno straordinario impegno in difesa della dignità della vita e dei malati”. Da Casini (“Un esempio di coerenza, di determinazione e di speranza”) a Pera che ne loda “la grande forza di volontà e profondo impegno”. “Ci lascia una grande eredità di coraggio e di passione, in nome della quale noi Ds continueremo a lottare”, è il messaggio di Fassino. E via con D’Alema, Veltroni, Violante, il presidente Rai Petruccioli, il presidente della Regione Piemonte, la ds Bresso e quello del Veneto, l’azzurro Galan. Rutelli (che riconosce “la sua capacità di modificare le priorità della politica, che anche nelle occasioni del dissenso faceva affiorare una dedizione civile”) insieme alla ministra Prestigiacomo che lo aveva appoggiato e al ministro Storace che aveva dissentito. Ma a colpire di più Pannella sono il cordoglio dei giovani di An e le parole di Alessandra Mussolini la quale, oltre a ricordarne le “battaglie civili e la dignità”, è l’unica a sottolineare l’ipocrisia di chi solo un anno fa mise il veto alla presentazione delle liste a suo nome e oggi piange le lacrime. Una ultima beffa che gli poteva essere risparmiata”.