«Con il corpo malato ha fatto politica»

di Mattia Feltri
Ritratto di un militante. «Ormai non muoveva più neanche un muscolo». Cappato: ha usato se stesso per i diritti civili. ”L’ho chiamato ieri mattina, come tutte le mattine”, dice Marco Cappato. «Ho messo in viva voce per cominciare la riunione. Lo facevamo sempre, dicevamo quel che avevamo fatto, quel che c’era da fare. Luca ascoltava e naturalmente non poteva interagire. Se aveva qualcosa da aggiungere, lo faceva dopo, con l’aiuto della moglie Maria Antonietta e del computer. Anche ieri mattina, come tutte le mattine, Marco Cappato ha sentito la voce di Maria Antonietta: «La sua e quella di altri. Voci concitate. Abbiamo realizzato subito che stava succedendo qualcosa di grave. Abbiamo sentito Maria Antonietta che gridava il nome di Luca. Gli gridava di resistere. Abbiamo riappeso, perche s’era capito che la linea telefonica le era indispensabile”. Cappato Cappato è un europarlamentare dei Radicali, ma soprattutto è il segretario dell’«Associazione Luca Coscioni . «Con Luca ho cominciato a lavorare dal 2000. Lui si era messo in contatto con noi via Internet. Era già malato ma riusciva a parlare e a muovere qualche muscolo. Niente a che vedere con le condizioni di questi ultimi mesi. Pure il dito della mano destra, che per ultimo ha risposto alla sua volontà, lo stava lasciando. Non potevamo più, come avevamo fatto a lungo, prendergli la mano e sentire la leggera pressione del suo dito. Era il modo che gli restava per salutarci». Luca e Marco lavoravano insieme all’Associazione. S’erano visti l’ultima volta a dicembre, al Congresso mondiale per la libertà di ricerca. «Luca aveva voluto che si tenesse a Orvieto, perchè voleva aprire di persona i lavori. Ci era riuscito anche grazie a un nuovo computer: Luca fissava le lettere sullo schermo e una telecamera capiva quale parola volesse comporre, e la pronunciava per lui. Riuscì a pronunciare l’intervento, e non ne eravamo così certi. Ma il giorno dopo era stremato e dovette rimanere a casa. Credo non sia più uscito. Del resto per lui era diventata una fatica inumana anche sollevarsi per stare seduto. Lo sapevamo che stava avvicinandosi alla fine. Non ce la faceva più. Aveva terribili difficoltà respiratorie. Avrebbe dovuto sottoporsi a una tracheotomia. Ci pensò sopra per qualche tempo, poi decise di rinunciarvi: era soltanto un modo per prolungare la sofferenza”. Marco dice che Luca aveva compreso da tempo di essere tagliato fuori: «Si mise in contatto con noi per portare avanti la sua idea antiproibizionista, che non riguardava, ci insegnò, soltanto la droga ma anche la scienza. No alla proibizione di ricerca scientifica, sosteneva. La sua vita combaciava con la sua battaglia politica. E questo ha continuato a valere anche quando si è reso conto che la battaglia politica non gliel’avrebbe salvata, la vita. Si sottopose a un autotrapianto di staminali ddulte che rimase senza esito. Ma non annacquò l’impegno politico. Voleva fare qualcosa che fosse utile per quelli che sarebbero venuti dopo. Per questa ragione soffriva fisicamente le sconfitte politiche. Quando il centrosinistra fece battaglia contro il suo nome alle ultime Regionali, o quando il governo di centrodestra disse no al suo ingresso nel Comitato nazionale di bioetica, per Luca furono botte tremende. Visse periodi tristi, malinconici, a tratti di disperazione. Ma ogni volta seppe tirarsene fuori e ripartire”. La moglie Per Luca era tremendo dover accettare il lento spegnersi del corpo, perchè, continua Cappato, «ne aveva fatto uno strumento di battaglia politica. Ogni infermità nuova e quella successiva erano strumenti di battaglia, ma a un certo punto non fu più in grado di muovere il mouse del computer. Allora scriveva con l’aiuto della moglie, che gli metteva sotto gli occhi un foglio di carta con le lettere dell’alfabeto. Quando Maria Antonietta indicava la lettera giusta, lui sbatteva le palpebre. Scrivere era diventata un’operazione estenuante. Col nuovo computer, le cose sono andate subito meglio, ma il problema era un altro: era che non c’era più un muscolo funzionante. Luca non poteva più nemmeno sorridere. Non a noi che andavamo a trovarlo, non a sua moglie. Era devastante”. Pannella Dopo la prima telefonata, sono trascorsi forse venti minuti. Poi è squillato il telefonino di Marco Pannella. Era Maria Antonietta, moglie di Luca. Pannella è nei corridoi della sede e spiega: «Mi ha detto quello che già avevamo capito». Cappato dice: «Ce lo aspettavamo, certo, ma lo avevamo candidato della "Rosa nel Pugno" perche si spera sempre. E perchè Luca non sopportava che si strumentalizzassero i malati. E lui non si sentiva strumentalizzato nell’esibizione del corpo morente, ma si sentiva strumentalizzato quando si diceva che non poteva fare politica perchè, poverino, era malato. E un po’ mi consola pensare che se n’è andato mentre aspettava la sua riunione”.