E’ morto ieri il presidente dei radicali Coscioni, impegnato nella lotta per una scienza libera.
E’ dello scorso sabato l’ultimo intervento pubblico di Luca Coscioni, promotore, con l’associazione che porta il suo nome, del congresso mondiale sulla libertà della ricerca scientifica. Una causa alla quale Luca Coscioni aveva dedicato la sua vita, fatta di appena 39 anni e finita ieri mattina per l’aggravarsi del morbo di Lou Gherig, la malattia paralizzante che lo aveva colpito dieci anni fa a causa della quale parlava attraverso un sintetizzatore vocale. E che è diventata il motore della sua azione politica da presidente dei radicali, prevalentemente spesa nel dare battaglia al divieto di ricerca sulle cellule staminali embrionali. Un impegno che lo ha visto tra gli animatori della campagna referendaria a favore della procreazione assistita. Nel 2001 si presentò come capolista delle Liste Emma Bonino per le elezioni politiche e la sua candidatura fu sostenuta da 51 premi Nobel, ma «liquidata» da Silvio Berlusconi e Francesco Rutelli come «una questione di coscienza» inadatta a fare da perno nella campagna elettorale.
In parlamento Luca Coscioni poi non ci entrò, ma continuò le sue lotte nel partito dei radicali e nell’associazione fondata nel 2005 per «promuovere la libertà di ricerca scientifica e l’assistenza personale autogestita, affermare i diritti umani, civili e politici delle persone malate e disabili». «La cosa più importante, che penso di essere riuscito a realizzare, è quello di aver fatto della mia malattia un’occasione di rinascita e di lotta politica. Di aver avuto la forza e il coraggio di trasformare il privato in pubblico. Di aver ribadito che la persona malata è prima di tutto persona. E come tale ha diritto a un’esistenza piena e libera, contro il senso comune e le ipocrisie quotidiane, che vorrebbero invece relegarla nella terra di nessuno», si legge nel suo libro «Il maratoneta», dove parla del suo impegno politico come di «una battaglia che non ho scelto, ma che mi ha scelto».
Ieri a dare la notizia della sua morte è stato Marco Pannella, che l’ha diffusa a mezz’ora di distanza dai microfoni di radio radicale: «Gli è mancata la possibilità di respirare, è accaduto quel che si poteva prevedere. Luca è caduto, era in prima linea, e direi che è stato ammazzato anche dalla qualità di questo paese, dalla sua oligarchia che lo corrompe e lo distrugge». Nella conferenza stampa del pomeriggio ha ringraziato per la «mole di dichiarazioni di cordoglio non di maniera che raccontano un paese splendido».Aggiungendo però che «il potere è schizofrenico, visto che molte volte ha invece provocato dolore e amarezza a Coscioni». E ricordando che “il presidente del consiglio rifiutò di inserire Luca nel comitato di Bioetica e l’Unione non volle le liste radicali con il suo nome per le regionali. Ma ora devo rendere atto ai Ds di aver fatto il possibile per consentire le liste della rosa nel pugno alle prossime politiche”, nelle quali il nome di Coscioni sarebbe figurato come capolista. Emma Bonino sta tornando dal Mali, per partecipare ai funerali che si terranno mercoledì a Orvieto. E per rendergli omaggio riprende le parole che a Coscioni inviò il Nobel portoghese Josè Saramago in occasione della sua candidatura: «La luce della ragione e del rispetto umano possa illuminare i tetri spiriti di coloro che credono ancora, e per sempre, padroni del nostro destino». Dalla politica l’omaggio è stato unanime. lì premier Berlusconi col sottolineare «la sua intensa e impegnata esistenza per l’affermazione dei diritti civili". Romano Prodi, leader del centro sinistra, evidenziando «la coraggiosa testimonianza di uno straordinario impegno in difesa della dignità della vita e dei malati». La ministra per le pari opportunità Stefania Prestigiacomo si è augurata che «il suo strenuo impegno per una ricerca scientifica al servizio dell’uomo venga raccolto e proseguito». E Piero Fassino, segretario dei Ds, si è impegnato a «lottare per far sì che l’esistenza di tante persone come Luca sia resa meno difficile e meno dolorosa». Per Fausto Bertinotti di Rifondazione comunista va ricordato che «in condizioni difficilissime, quasi impossibili, ha reso possibile l’impegno politico. Ha testimoniato speranza e tanta ne ha suscitata». Cordoglio ne ha espresso anche il presidente del senato Marcello Pera che parla a nome suo e di tutta l’assemblea di palazzo Madama: «La sua malattia non gli ha impedito di operare costantemente per le proprie convinzioni e idee con grande forza di volontà e profondo impegno». Coscioni da quella malattia aveva tratto il senso di «missione» che ne ha così caratterizzato l’azione, volta a eliminare quello da lui definito come «l’oscurantismo moderno» che impedisce alla scienza di trovare nuove possibilità di cura. E, in nome della quale, ha portato avanti molte battaglie anche contro chi ieri lo ricordava. «C’era un tempo per i miracoli della fede. C’è un tempo per i miracoli della scienza. Un giorno spero che il mio medico possa dirmi: prova ad alzarti, perché forse cammini. Ma non ho molto tempo». Non ne aveva.