ORVIETO —Nel suo doppiopetto verde orgogliosamente sdrucito, Marco Pannella scende dal palco del congresso dell’associazione Luca Coscioni. Abbraccia Ugo Intini, saluta il pubblico, esce dalla sala. E parla con il disincanto di chi il mare della politica l’ha visto in burrasca tante volte: «Cosa mettere nel programma dell’Unione? La verità è che i programmi sono fatti per finire in un cassetto subito dopo le elezioni e governare in base ai rapporti di forza fra i partiti». Sembra un’inversione di rotta. Il giorno prima nella stessa sala Enrico Boselli ed Emma Bonino (le due anime della Rosa nel pugno) avevano chiesto a Prodi un impegno preciso su coppie di fatto, testamento biologico e mantenimento della legge sull’aborto. Ma non lo è fino in fondo. «Certo che loro hanno ragione dice Pannella però bisogna fare i conti con la realtà». E lui, a suo modo, li fa: attacca la Margherita, critica 11 progetto del partito democratico per cui conia l’espressione «partito populista clerico moderato». Ma soprattutto giura eterna fedeltà a Romano Prodi, linea condivisa dalla Rosa nel pugno, ma non da tutti con la stessa enfasi: «Saremo i suoi ultimi giapponesi, cioè quelli che continuano a combattere anche quando l’imperatore è stato deposto». Per difendere «l’amico Romano», pur senza citarlo carica anche D’Alema: «Se come l’altra volta Prodi ad un certo punto andrà a casa, cosa fare lo si deciderà solo allora. Non è che c’è lo schema già pronto come quando Berlusconi sapeva visto che avevano preparato tutto insieme».
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