Ieri ho aperto i lavori del Congresso della Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica e l’ho fatto con un nuovo sistema di scrittura con gli occhi. Con il semplice movimento degli occhi posso infatti selezionare lettere o intere parole su una tastiera virtuale visualizzata sullo schermo e in questo modo scrivere i miei pensieri. pensieri che vengono poi trasformati in voce da un sintetizzatore vocale. Gli occhi sono oggi lo specchio della mia, della nostra battaglia di libertà. Gli occhi mi portano a cercare oltre i confini visibili del loro movimento ed arrivare laddove la mia debolezza, la mia paura, la mia sofferenza, la sclerosi laterale amiotrofica, non mi permettono di andare. Il progetto «Libertà di parola» può essere considerato il cuore pulsante dell’ Associazione, e lo è sin dalla sua nascita, perché restituire la parola a chi ne è stato privato, rappresenta un diritto umano fondamentale. Se cinque anni fa, non avessi avuto a disposizione, un programma di scrittura e un sintetizzatore vocale, non sarebbe stato possibile combattere la battaglia per la libertà di ricerca scientifica, per la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Quest’ultima, ha subito il colpo del risultato referendario che deve essere considerato non una sconfitta, ma un patrimonio di voti da far fruttare. La azione politica deve essere proprio incentrata su tale esito. Nei momenti più difficili i radicali hanno saputo resistere e mantenere la barra a dritta e superare le difficoltà che di volta in volta si presentavano. Dieci milioni di italiani hanno usato la seconda scheda che la Costituzione mette a disposizione degli elettori. Dobbiamo difendere la volontà di quel voto, di quella scheda elettorale, di chi ne ha fatto l’uso che la Costituzione ci consente di fame. Quei voti contano qualche cosa, soprattutto considerato che lo strumento referendario come mezzo per esercitare il potere legislativo diretto da parte del popolo, viene molto usato in Paesi come ad esempio la democrazia americana e svizzera, dove non è richiesto il quorum del 5000 più uno degli aventi diritto al voto come invece è previsto, in Italia. Considerato anche che in qualche caso il responso abrogativo popolare è stato, con disinvoltura, dalla classe politica disatteso come ad esempio, sul tema del finanziamento pubblico dei partiti. E solo un richiamo di quanto è stato ampiamente approfondito subito dopo l’esito referendario nell’Assemblea dei Mille. Ma è doveroso anche in questa sede e soprattutto m questo Congresso, richiamare la grave ingerenza degli apparati clericali, con l’appello astensionista a gamba tesa del Cardinale Ruini, che ha violato, ripeto violato, e viola ogni accordo concordatario tra Stato e Chiesa. Le continue violazioni del Concordato da parte delle gerarchie ecclesiastiche dipendono dagli sconfinamenti prepotenti, pervasivi e dalla intenzionale incapacità di operare, a differenza della scienza, nei propri spazi, nei propri limiti, facendo divenire le parrocchie vere e proprie sedi di confronto e di dibattito politici. Quindi non aspettiamoci, non attendiamoci niente di diverso da quello che conosciamo da sempre, niente di diverso da una opposizione forte alla libertà di ricerca, alla libertà terapeutica, alla eutanasia, alle libertà individuali. Poiché questa ingerenza diviene una vera e forte presa di posizione politica, come Presidente dell’Associazione che porta il mio nome per la libertà di ricerca scientifica, desidero esprimere la mia reale convinzione che, sebbene l’Associazione è strumento a disposizione di cittadini di ogni credo e partito, deve porre ancora con più forza la propria soggettività , il proprio corpo di obiettivi, al centro del dibattito politico per arrivare al cuore della politica, aderendo al Progetto politico della «Rosa nel Pugno». «Dal corpo dei malati al cuore della politica» è proprio il titolo che abbiamo voluto dare al Quarto Congresso dell’Associazione che porta il mio nome. Perché la realtà dei malati è pregna di risonanze fortemente rivendicative cioè di istanze rivendicatrici della soggettività, della dignità e della libertà umana. Ma da parte di alcune realtà associative (non di tutte: ne sono l’esempio quelle presenti a questo congresso e quelle che hanno sostenuto e si sono battute durante la campagna referendaria) c’è la semplice conduzione della sola pratica di rivendicazione delle garanzie che porta ad una sorta di immobile esistenzialismo per i malati. Esiste una sorta di riluttanza, di resistenza ad offrire il proprio corpo, la soggettività del proprio corpo per tale rivendicazione. Questi due aspetti della rivendicazione delle libertà civili ed individuali dei malati devono essere convergenti perché è il corpo che può fare la differenza dinanzi al dolore e alla sofferenza umana. Mi riferisco al diritto di voto dei malati intrasportabili che ha visto m occasione del referendum di giugno centomila disabili iscritti «d’ufficio» tra gli astensionisti, questione che deve essere definitivamente risolta per il futuro in vista anche delle imminenti consultazioni politiche. Mi riferisco agli sforzi per impedire che una coppia italiana sterile sia diversa da una qualsiasi altra coppia europea, riguardo al desiderio di divenire genitori. Mi riferiscono alla lotta affinché l’etica e la morale di una sola parte racchiusa nella legge 40 non sia imposta a tutti i cittadini con coscienza etica e religiosa diverse, lotta a difesa della laicità dello Stato, per una società nella quale i cittadini possano riconoscersi tutti. Mi riferisco alla lotta affinché la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali sia libera da pregiudizi ideologici e dogmatici. Mi riferisco alla cannabis terapeutica, quella parte della ricerca e della medicina che da decenni si batte per una sperimentazione e un impiego liberi, a scopo terapeutico, dei derivati della cannabis. Quale principio etico, quale istanza politica dovrebbero mai impedire a un malato di cancro sottoposto a cicli di chemioterapia di combattere il proprio dolore, la nausea ed il vomito con farmaci come ad esempio il notissimo Marinol? Non dimentichiamo le numerose ricerche rispondenti a criteri di estremo rigore scientifico che hanno dimostrato le proprietà antiemetiche della cannabis. Ma in Italia oggi c’è chi si muove per mettere sullo stesso piano droghe pesanti e leggere con l’abolizione di qualunque limite nell’uso o nell’ abuso di queste sostanze profondamente diverse. Mi riferisco alla proposta di legge Fini deve un eroinomane e uno che fa uso di marijuana sono trattati allo stesso modo sottoponendoli allo stesso giudizio penale. Mi riferisco inoltre, all’ evento morte, alla dignità del morire, al morire con dignità, alla eutanasia e alla volontà di morire. Di porre fine ad atroci sofferenze, a dolori intollerabili e ai trattamenti disumani, trattamenti in continuo aumento per lo sviluppo di mezzi terapeutici ma non per questo con l’obbligo o dovere morale di utilizzarli contro la volontà della persona. “Distanasia versus eutanasia” permettetemi di dirlo, assistendo paradossalmente alla rivendicazione del diritto di una persona ad essere dichiarata morta. Vogliamo allontanare i fantasmi che ruotano intorno al termine eutanasia, vogliamo non essere vittime della eutanasia clandestina, proponiamo la legalizzazione, la regolamentazione della eutanasia, dando rilevanza giuridica alla volontà del malato di porre dei limiti alla sua esistenza.
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