Staminali “etiche” rovello degli scienziati Usa

di Elena Molinari

Almeno due nuovi metodi di produzione di cellule staminali embrionali sono stati resi pubblici dai laboratori americani in meno di due settimane, e altri sono in fase di sperimentazione. In comune hanno una motivazione: il desiderio di uscire dall’impasse che divide chi si oppone alla distruzione di embrioni umani e chi la giustifica in nome di possibili conquiste mediche, tant’e vero che si e parlato di «staminali etiche». Il sospetto dell’opinione pubblica nei confronti della ricerca sugli embrioni ha infatti toccato un punto così alto negli Stati Uniti da spingere la comunità scientifica a tentare nuove strade per rendere il proprio lavoro «più accettato e più sicuro, al riparo dalla politica e dalle polemiche». Ne è convinto William Hurlbut, docente di biologia dell’Università di Standford, in California, membro del consiglio di bioetica istituito dal presidente George W. Bush nel 2001.

Professor Hurlbut, a spingere i ricercatori americani a reperire nuovi modi per produrre cellule staminali embrionali non può essere stato anche il bisogno di riaprire il flusso dei finanziamenti pubblici, vietati a chi distrugge embrioni?:
«Certamente c’e il problema dei soldi. Perché non solo e difficile passare il vaglio del Comitato di bioetica e ottenere denaro pubblico, ma anche convincere i donatori privati. Il clima fortemente polarizzato del dibattito ha generato il timore che prima o poi la ricerca sulle staminali embrionali vena vietata del tutto. Questo frena gli investitori, ma anche i ricercatori, che non vogliono dedicare anni di lavoro a un campo che potrebbe essere ulteriormente limitato se non addirittura cancellato. L’incertezza dunque va al di la del bisogno di fondi e tocca il rapporto fra scienziati e opinione pubblica».
Davvero gli scienziati si stanno preoccupando di ottenere il consenso dell’opinione pubblica?
«Gli scienziati vogliono trovare un modo per rendere la loro ricerca meno “sospetta”, mettendola su un terreno più sicuro, in modo da non doversi preoccupare dei cambiamenti politici a Washington. Questo va di pari passo con il timore di essere mal compresi o marginalizzati dai loro connazionali, sovente persino dagli studenti delle loro stesse università. E’ fortemente sentita nella comunità scientifica americana la necessità di condurre la ricerca sulle cellule staminali in una direzione che l’intero Paese possa condividere, e di generare quindi un consenso sociale il più ampio possibile che consenta di trarre collettivamente vantaggio dai progressi delle scienze biologiche».
Eppure anche in America è molto forte la corrente di pensiero secondo la quale alla ricerca scientifica non devono essere posti ostacoli di alcun genere…
«La scienza deve tentare, deve spingersi in direzioni ardite, ma arriva sempre a un punto in cui ha bisogno dell’approvazione sodale. Quando si crea la percezione che la scienza non stia lavorando per il bene pubblico, e la ricerca stessa a venire gravemente danneggiata, e i suoi progressi ne risultano ostacolati. Nel caso della sperimentazione sulle staminali embrionali, la gente comune ha la percezione che la comunità scientifica non sia del tutto cristallina, e che stia in realtà perseguendo il proprio successo. Sensazione diffusa e che gli scienziati stiano promettendo più di quanto possano mantenere. Questi interrogativi hanno fatto sì che anche studiosi che non si pongono interrogativi morali nel generare nuovi embrioni con il solo scopo di distruggerli si siano messi a cercare un modo per riabilitare il loro lavoro, esplorando strade che altrimenti non avrebbero aperto».
Quali dei nuovi metodi resi noti negli ultimi giorni ha maggiori possibilità di passare l’esame del Comitato di bioetica della Casa Bianca?
«La prima tecnica, messa a punto dalla Advanced Cell Technology, estrae una cellula delle otto nelle quali si divide l’embrione appena formato, ma non ha alcuna possibilità di essere considerata eticamente accettabile. Questo metodo presenta dei rischi per l’embrione. una percentuale, per quanto piccola, può essere danneggiata dall’estrazione e morire. Il Comitato di bioetica di cui faccio parte ha gia dichiarato tutto ciò inaccettabile. Il secondo metodo invece quello elaborato nei laboratori del Mit (Massachussetts Institute ofTechnology) si chiama “trasferimento di nucleo alterato, ed è una procedura che ricorda da vicino la tecnica usata per la donazione, con la differenza che non si genera un embrione donato. Il nucleo della cellula adulta viene modificato in modo che quando si combina con l’ovulo non possieda abbastanza elementi per generare un embrione».
Cosa si genera allora?
«Una massa disorganizzata e incompleta di cellule che ha la capacità di produrre cellule staminali. Lo si può paragonare a un tumore, e in effetti in natura c’e un tipo di tumore che gli assomiglia molto e che pure genera cellule staminali: e il cosiddetto “teratoma”, tumore che si genera negli ovociti. Le modifiche che vengono fatte al nucleo sono profonde e rendono impossibile lo sviluppo dell’entità che si e creata. La forma stessa che essa assume non e quella caratteristica di un embrione. Il Comitato di bioetica ha gia deliberato di approvare l’uso di fondi pubblici per la sperimentazione di questo metodo su animali”.
Cosa potrebbe succedere nel dibattito sulle staminali embrionali, alla luce di queste scoperte?
«Il prossimo passo e un lavoro congiunto della comunità scientifica insieme a quella filosofica e religiosa. Mentre i ricercatori passano alla fase operativa devono rendere noti i loro risultati in modo trasparente e permettere che diventino oggetto di dibattito. Credo che questo possa aprire un confronto senza precedenti fra scienza ed etica».
Crede che i limiti posti da Bush e dal Congresso al finanziamento della ricerca sulle staminali embrionali abbia irrigidito i rapporti tra scienza ed etica?
«In un certo senso sì, ma solo perché il divieto e stato politicizzato. In realtà la scelta della Casa Bianca di prendere una posizione neutra, violando lo stanziamento di fondi pubblici per ricerche che prevedessero la distruzione di embrioni a scopo scientifico o terapeutico, ha provocato una svolta decisiva nella ricerca, ponendo gli scienziati di fronte a una sfida importante: trovare un modo moralmente accettabile di continuare a lavorare sulle staminali di tipo embrionale. una società civile non può costruire le fondamenta delle proprie conquiste bio- mediche su tecniche che una larga parte della popolazione trova immorali, o perlomeno discutibili».
La comunità scientifica si dividerà di fronte a questa sfida?
«Ci sarà chi continuerà a produrre linee di cellule staminali embrionali da embrioni sani per poi distruggerli, utilizzando fondi privati. Ma la volontà dei ricercatori di esplorare nuove vie e un passo avanti che può permettere di trovare un’isola di unita in un mare di discordia».
Non sarebbe stato più facile abbandonare la ricerca embrionale e concentrarsi su altre fonti di cellule staminali?
«Le speranze più forti per la cura di malattie genetiche e traumatiche risiedono nell’uso delle cellule adulte. Ma sono anche convinto che la ricerca sulle staminali embrionali non sia destinata a scomparire. Anche se la velassimo, prima o poi riemergerebbe. Mi chiedo allora se non sia meglio trovare un metodo che le permetta di provare una volta per tutte il suo valore, se ce l’ha, O di disilludere le attese di milioni di persone».