ROMA – Al momento gli embrioni congelati sono sparsi nei vari Centri d’Italia, la legge prevede che vengano conservati «sine-die» in attesa di una diversa disciplina che introduca il «principio della adattabilità» che, secondo i cattolici, «non sarebbe in conflitto con il divieto di fecondazione eterologa». Il termine «adozione», infatti, viene applicato agli «embrioni orfani», riaffermando anche il principio della «aspettativa di vita» di una «persona».
Tesi sostenuta dai cattolici, che ha creato spaccature già nel Corso della discussione in Parlamento. I laici controbattono dicendo che «si tratta comunque di una tecnica eterologa» e che se questa tecnica può essere ammessa per gli embrioni congelati dovrebbe essere ammessa anche per chi, utilizza l’ovocita o il seme di un donatore esterno. Ma accantoniamo le posizioni dei politici e vediamo che cosa dicono gli scienziati. «Sì, l’embrione congelato – spiega Adina Massacesi, della Società italiana di embriologia – se impiantato al dì fuori della coppia che lo ha prodotto dà luogo ad una tecnica eterologa. Anzi, ad una doppia eterologa» . Poiché l’embrione proviene da ovocita e seme estraneo alla coppia «adottante». In ogni caso gli interrogativi sono molti. I 31.000 embrioni congelati in deposito sono utilizzabili? Con quali rischi? «Un embrione in media può restare congelato dai cinque ai sei anni – sostiene ancora la Massacesi – In certi casi può durare anche di più. Lo stato e la sua sopravvivenza possono essere accertati solo al momento dello scongelamento. Se nelle 24 ore le cellule riprendono a dividersi allora vuol dire che l’embrione è vitale e può essere impiantato». Con quali probabilità di successo? «Le stesse di un embrione non crioconservato. Quanto ai rischi non ce ne sono se l’embrione è sano. La legge, però, vietando l’analisi pre-impianto consente solo una indagine sul piano morfologico e sulla capacità di formare nuove cellule». Intanto, resta in piedi il progetto del ministero della Salute di attivare la “casa” degli embrioni a Milano, che dovrà garantire la corretta gestione degli embrioni in giacenza. Il ministro Francesco Storace, comunque, su questa materia deve ancora prendere posizione. All’interno del Comitato bioetico, un anno fa nacque anche l’ipotesi dell’uso scientifico degli embrioni crioconservati. Disse allora Giovanni Berlinguer, presidente onorario del Comitato. in una intervista al Messaggero: «Anch’ io sono contrario all’uso degli embrioni nella ricerca, ma siccome parliamo di embrioni che già esistono, con il consenso di chi li ha prodotti, potrebbero essere impiegati sul piano scientifico per sperimentare le cellule staminali». Dalla possibilità di studiare le cellule staminali si rifanno anche alcune associazioni, per esempio la “Cicogna”, rappresentata da Filomena Gallo: «Andrebbe riconsiderata questa possibilità dal momento che proprio di recente è stata scoperta la possibilità di non danneggiare l’embrione». La “Cicogna”. che ieri insieme all’Associazione Luca Coscioni ha presentato un’iterpellanza parlamentare, per chiedere l’accesso alle tecniche ormologhe anche per chi non è sterile ma è portatore di malattie virali o è sieropositivo, propone anche che al posto del termine adottabilità sì utilizzi quello di «embrio-ricezione», per ricondurre il concetto di embrione a quello di «cellule». Insomma, due visioni che continuano a contrapporsi.