Viale affronta anche la questione costi della Ru486 sollevata dal senatore di An Riccardo Pedrizzi e rilanciata anche dal ministro Storace. «La sperimentazione è sponsorizzata dal Sant’Anna e, dunque, dalla Regione Piemonte, senza alcun costo aggiuntivo, ma con un risparmio rispetto all’intervento chirurgico» puntualizza il ginecologo. Intanto già ieri molte donne, anche di altre regioni, hanno telefonato in ospedale per prenotare l’aborto farmacologico. «Ma ho già spiegato loro – prosegue Viale – che assisteremo solo le pazienti piemontesi. Non perché esista divieto per chi risiede in altre regioni, ma per questioni di praticità, considerato che dieci giorni dopo l’uso della Ru486 occorre tornare in ospedale per un controllo». Quanto alla partenza della sperimentazione Viale non ha dubbi: «Non dovrebbero esserci ostacoli di alcuna sorta. Giusto il tempo di organizzarci e poi, da lunedì 17 ottobre, ricominceremo».
La novità essenziale è il ricovero ospedaliero per due notti. Una scelta dettata da Roma. Mentre nel resto del mondo, dalla vicina Francia alla Tunisia e agli Stati Uniti le donne non hanno bisogno di trascorrere nemmeno una notte in ospedale. A Torino è invece condizione essenziale. Più scontati, invece, gli altri due vincoli imposti dal ministro Storace: l’informazione alle pazienti circa il ricovero e l’inserimento nel protocollo del parere favorevole (espresso già in passato) dalla Food and Drug administration americana, la corrispettiva della nostra agenzia farmacologica italiana Aifa.