Provetta senza età: guai a perdere una cliente…

di Tommaso Gomez
Lui vi dirà che trattasi di abbronzatura naturale, ma non è vero. E una naturale faccia di bronzo. Quella di Carlo Flamigni. Accade che a Bologna si riunisca a congresso la Sigo (Società italiana ginecologia e ostetricia). Il quotidiano che le dedica maggior spazio è la Repubblica. Gli esperti, confrontati dati e ricerche in loro possesso, affermano: oltre i 42 anni, niente fecondazione assistita. La religione non c’entra, il cardinal Ruini men che meno. I motivi sono laicissimi e ragionevoli: «Le probabilità che dopo tutto l’iter terapeutico, stressante e impegnativo, una donna abbia un figlio in braccio, sono davvero poche», afferma Stefano Venturosi, direttore di Fisiopatologia della riproduzione all’ Università di Bologna. Ma quanto poche? A 40-41 anni solo sei donne su 100 ce la fanno, oltre ancora di meno. Per non parlare del rischio crescente di difetti genetici e malformazioni. Ma Flamigni che c’entra? C’entra, perchè l’articolo lo elegge a star: «E solo un consiglio minimizza lui non una regola, e vale solo per il servizio pubblico. Ma finche c’e una chance e comprensibile che ci sia un desiderio e un corrispondente tentativo di ottenere una gravidanza». In altri termini: ultraquarantenni non temete, venghino pure da me che ghe pensi mi, business is business. Accanto all’irriducibile Flamigni, la Repubblica lascia filtrare però voci finalmente critiche sulla conduzione della campagna referendaria. Pietro Scoppola minimizza la “forza” del cardinale Ruini, che non avrebbe spostato alcun consenso. Però «ha saputo interpretare e far proprio uno stato d’animo largamente diffuso nel Paese, di timore e di sospetto verso un ampliamento delle possibilità di intervento della medicina, un timore di manipolazione dell’uomo che si è accentuato in ragione dei progressi stessi della ricerca scientifica e tecnologica». Un «oscuro timore», precisa Scoppola. «Non averlo capito, e costato alla sinistra una sonora sconfitta». Capire, già, e condividere un disagio, una sofferenza anche senza essere d’accordo: e quanto ci succede leggendo Luca Coscioni che sull’ Unità scrive di eutanasia: «E difficile parlare con libera franchezza, con liberta, della morte. » E difficile per tutti, anche per chi cerca di credere e ha la fede a sorreggerlo. Ma perchè non provare a dialogare, senza pregiudizi ne sospetti, senza livori ne anticlericalismi, davvero da persone libere?