«Querelerò Storace». Silvio Viale, il ginecologo che coordina la sperimentazione della pillola RU486, liquida così le dichiarazioni del ministro della Salute, che l’altro ieri ha spiegato di aver bloccato la sperimentazione anche perché in un caso «l’emorragia» è avvenuta fuori dall’ospedale e avrebbe quindi messo a repentaglio la salute della paziente.
«Confondere una perdita come quella che avviene con l’espulsione dell’embrione con un’emorragia è qualcosa che si perdona a un profano, alla gente comune, non certo a un ministro della Salute che dovrebbe conoscere e misurare i termini scientifici. Non c’è stata alcuna emorragia, e l’emocromo della paziente prima e dopo l’espulsione lo dimostra».
Battaglia politica e anche scientifica, dunque, il giorno dopo il diktat da Roma. E mentre il confronto tra favorevoli e contrari al provvedimento prosegue con toni sempre più accesi, al Sant’Anna altre cinque donne, ieri, hanno interrotto la gravidanza farmacologicamente, accanto ad altre 17 che lo hanno fatto in sala operatoria. «La pillola – annuncia Viale – continuerà a essere somministrata oggi ad altre quattro donne, e le prossime due settimane a una decine di nuove pazienti che sono già in lista». Da lunedì, però, non si arruolerà più nessuno, in attesa della delibera firmata da Storace, e non ancora giunta ufficialmente al Sant’Anna. «Il ministro Storace – dichiarano a questo proposito Bruno Mellano, segretario dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, e Giulio Manfredi, del Comitato Nazionale Radicali Italiani – non lesina interviste in cui si erge a difensore della salute delle donne italiane, ma non si premura poi di far seguire ai proclami i provvedimenti conseguenti». «Sarà utile ricordare – aggiungono Mellano e Manfredi – che cinque anni fa il dottor Silvio Viale presentò la richiesta di sperimentazione confortato dal “nulla osta” espresso pubblicamente dall’allora assessore regionale alla Sanità di Alleanza Nazionale, Antonio D’Ambrosio; e che tutto il complesso iter autorizzativo che sta dietro quello che accade oggi al S. Anna è andato avanti senza che la passata giunta regionale di centrodestra muovesse alcuna contestazione».
Agostino Ghiglia, presidente provinciale di An, sostiene che «la mancata ospedalizzazione e il rischio per la donna di abortire anche a casa, in assenza delle condizioni igieniche e di sicurezza necessarie, sono un motivo più che valido per stoppare la somministrazione della pillola». Il dottor Viale risponde: «Attendo di leggere l’ordinanza, poi vedremo. Mi confronterò con il mio direttore generale, poi con l’assessore, e poi valuterò quanto dice il ministro dal punto di vista etico». Disobbedienza? «Sono un dirigente medico – risponde Viale – ho la mia autonomia. Agirò in “scienza e coscienza”, e nel frattempo continuerò a praticare l’aborto farmacologico a tutte le piemontesi che sono già arruolate, perché non si possono illudere le pazienti fissando un giorno e un’ora per la somministrazione del farmaco, e poi cancellare il tutto come si fosse trattato di uno scherzo o di un azzardo di qualche ginecologo».
Viale, coordinatore sperimentazione, contesta affermazioni Ministro
di Marco Accossato
«Querelerò il ministro Storace». «Non conosce il significato dei termini scientifici e dice cose sbagliate»