Fondi, staminali e scienziati italiani

di Korean Style
La Corea del Sud ha “ingaggiato” a capo del network asiatico di biologia molecolare, lo scienziato italiano Arturo Falaschi, “padre” del Centro di genetica molecolare di Pavia e del Centro internazionale di biotecnologia con sede a Trieste e New Delhi. Un altro italiano, l’immunologo, Aldo Tagliabue, ex Mario Negri, ha organizzato i laboratori di ricerca dell’Ivi (International vaccine institute), ente non profit, voluto dall’Onu e per la cui realizzazione la Corea ha sborsato 200 milioni di dollari. Nel paese, lo scienziato Woo Suk Hwang, che ha suscitato scalpore per la prima “clonazione umana a scopo terapeutico”, una coltivazione di cellule staminali embrionali, è divenuto una star: solo al suo laboratorio veterinario sono stati assegnati 25 milioni di dollari per il 2005. Ma la cura e prevenzione delle malattie è qui vista anche come un’occasione economica. Per questo l’investimento nell’Istituto dei vaccini e non solo: la Corea investe in ricerca il 4% del Pil, l’Italia non arriva all’1%.