Tra laici e cattolici è guerra di fantasmi

di E.. Berselli

C’erano molti modi per interpretare la vicenda che coinvolge il governatore di Bankitalia. A esempio, come un confronto fra arcaici e moderni: cioè fra chi ha un’idea del sistema bancario come d’un patrimonietto domestico, e chi invece ha una nozione aperta, in cui la concorrenza e un vantaggio peri cittadini consumatori. E la tesi non d’un rivoluzionario, ma di Siniscalco. O del nazional-colbertiano Tremonti. Viene fatto circolare invece, dai ben informati, il sospetto premoderno che si tratti di una faida tra finanza laica e finanza cattolica, se non proprio tra laici e cattolici tout court. Secondo Ettore Bernabei, si sentirebbe aria d’una macchinazione d’ambienti protestanti collegati a circuiti massonici. Una guerra di religione; o uno scontro di civiltà. Non si spiegherebbe altrimenti la mobilitazione pro Fazio a cui stiamo assistendo: dichiarazioni di esponenti dell’Opus Dei, esorcismi del quotidiano Avvenire, addirittura l’impegno dell’Osservatore romano, con le glosse del direttore Mario Agnes. Se ci fosse di mezzo una battaglia sui valori si capirebbe il senso di questo schierarsi. Ma questa non e una battaglia di idee. Di sicuro non è un conflitto politico sull’asse destra/sinistra, nel senso che se la sinistra non sembra unanime, la destra si è disintegrata, al punto che i fautori del capitolino Fazio sono i seguaci di Umberto Bossi. Certo vedere gli uomini della Lega, a cominciare da Roberto Maroni, appoggiare insieme a Rocco Buttiglione colui che in precedenza i leghisti avrebbero definito un tipico personaggio della Roma ladrona, è uno spettacolo nello spettacolo, oltre che la dimostrazione che qui di politico c’è poco, mentre di interessi, molti. Quindi, se non si tratta di politica in senso classico, la guerra che investe il governatore è una guerra non convenzionale, visibilmente asimmetrica. Ma l’asimmetria non viene corretta se ci si immagina una battaglia tra i due grandi fantasmi dei laici e dei cattolici. Questo sarà un espediente narrativo gradito al cattolicesimo intransigente, che ama definirsi minoranza perseguitata: l’evocazione di cospirazioni da parte di poteri alieni gratifica l’identità. Consente di dire “noi”, anche se questo “noi” è l’immagine nello specchio di una fantasia. Ma sotto il profilo della razionaità lo schema fa acqua da tutte le parti. Il liberale Luigi Einaudi, ministro del tesoro di Alcide De Gasperi, è un laico a tutti gli effetti? Il tecnocrate Guido Carli, ministro di Giulio Andreotti, sarebbe un cattolico? E il laicissimo Ugo La Malfa quale figura rappresenterebbe? Perfino l’espressione più nota della finanza laica, Enrico Cuccia, fu una personalità la cui idemitità finanziaria non pregiudicava la spiritualità del credente.
Ma ovviamente non sono in gioco le inclinazioni personali. La contrapposizione tra laici e cattolici è stata sempre declinata in base agli interessi politici. Quando nel ’79 Paolo Baffi fu imputato di favoreggiamento e interesse privato, sullo sfondo del caso Sindona, cioe di uno spaventoso inquinamento mafioso del circuito finanziario, era evidente l’inimicizia fra Andreotti e il governatore (testimoniata in seguito anche dalle parole con cui il divo Giulio lo definì in tribunale: un bancario).
Negli anni ’90, la privatizzazione delle banche pubbliche mise in luce il ruolo di Mediobanca come pilastro di un sistema in cui valeva effettivamente il confine tra settori finanziari laici e settori di ascendenza dc. Ma Mediobanca come santuario laico è un’immagine mitologica come tutte le descrizioni delle forze in campo designate secondo la militanza in Cristo o con gli in fedeli: la successione a Ciampi, che in linea gerarchica sarebbe toccata al laico andreottiano Dini, fu pilotata da Ciampi a favore del cattolico Fazio (più tardi Dini si sarebbe vendicato facendo la lista dei governatori noti massoni, omettendo il nome di Ciampi). La contrapposizione fra laici e cattolici ha avuto un senso finchè è esistita l’unità politica del mondo cattolico, dietro lo scudo crociato. Sotto la Dc, era possibile identificare le roccaforti del potere cattolico . Negli enti di stato, nelle banche, nell’informazione, nella Rai, si individuavano con nettezza le demarcazioni tra i feudi, che segnalavano quindi anche i “cuius regio, eius religio”. Tanto per dire, Prodi presidente dell’iri che privatizza la Sme e Craxi che si oppone ricorrendo a Berlusconi. Di la i laici, i socialisti, i repubblicani, i liberali, perfino qualche comunista; di qua invece i cattolici senza troppe distinzioni fra chi era un manager intelligente e chi invece un passacarte capace solo di mettere a disposizione un’obbedienza.
Di tutto questo non c’è più traccia. Le identità politiche si sono divise, le appartenenze culturali sono cambiate, talvolta perfino arricchendosi: molti laici infatti hanno dovuto fare i conti con la sensibilità dei credenti; numerosi cattolici si sono misurati con le aperture del codice laico. Ma se adesso si evocano figurazioni misteriche per descrivere un conflitto finto, qualche rischio c’è. Quando in scena entrano i fantasmi, non avviene soltanto una battaglia immaginaria. Sì scatenano fulmini, tuoni, frastuono di catene, come nel teatro delle marionette. Ossia l’equivalente, nel monso degli spettri, del polverone.
Conta poco, per dire che uno dei più fieri avversari del cattolicesimo governatore sia il cattolico Tabacci, figura eminente dell’UDC; o il cattolico Enrico Letta, punta di diamante della Margherita. Ciò che importa è alludere a uno scontro epocale, in cui il vertice di Bankitalia è un parafulmine, il fulcro di tensioni violentissime, e anche la vittima sacrificale di padroni occulti. Chiaro che così si perde di vista il significato vero dello scontro in atto. A esempio, ci si dimentica che la tiepida domesticità prima di concorrenza del credito italiano ha portato in 4 anni a un aumento dei costi bancari del 38%. Particolari come questo svaniscono di fronte al duello titanico fra i due fantasmi della laicità e del cattolicesimo. Ed è per questo che varrebbe la pena non tanto di opporsi razionalmente ai cultori del mistero, ma di abbassare le braccia e decidere che si, di fronte ai poteri occulti che combattono per conquistare la cattolicissima roccaforte dei Palazzo Koch, conviene chiamare i ghostbuster, i cacciatori di fantasmi.