Cellule staminali: forse pochi sanno di preciso cosa siano, ma tutti di sicuro le hanno sentite nominare. E ‘sanno’, per sentito dire, che un giorno ridaranno la vista ai ciechi, faranno alzare i paralitici, ridaranno la memoria a chi l’ha persa… Tra vane speranze e risultati realmente raggiunti (di importanza epocale nella cura di molte gravi malattie), la confusione insomma regna sovrana, e le staminali nel terzo millennio sembrano aver preso il posto delle antiche pietre filosofali. «Non c’è giorno che da qualche laboratorio nel mondo non venga annunciata una qualche rivelazione sensazionale, che poi di sensazionale ha poco, o perché non rappresenta una novità, o perché non è applicabile all’uomo e allora non si capisce a cosa serva». Vuole sgomberare il campo dai tanti equivoci di questi mesi il professor Bruno Dallapiccola, genetista alla Sapienza di Roma, una delle voci più autorevoli tra gli addetti ai lavori. «Spesso si grida al miracolo quando un esperimento funziona sui topi, e certa stampa subito fa da cassa di risonanza diffondendo tra i malati false speranze denuncia, ma non dimentichiamo che il famigerato Talidomide, che fece nascere migliaia di bambini focomelici, sugli animali aveva dato risultati eccellenti, O, al contrario, che il cortisone deforma i topi ma non l’uomo». C’è dunque troppo ottimismo? Troppa confusione. I motivi per essere ottimisti sono tanti e i successi già raggiunti sono importantissimi, ma magari proprio questi non fanno notizia…Ad esempio?Sic continua tanto a parlare di staminali prese da embrioni, quando da queste non si è mai ottenuto nulla. Invece le staminali ricavate da tessuti adulti hanno già permesso di trovare la terapia per malattie finora incurabili. Qualche esempio: le cellule staminali del cordone ombelicale hanno guarito completamente 11 bambini colpiti dalla Malattia di Krabbe (provoca ritardo mentale, cecità, sordità, paralisi, morte ndr). Era proprio il periodo del referendum sulla legge 40, quando tanto si dibatteva sul tema embrione e staminali, eppure non si è data rilevanza alla notizia. Non solo: altri 14 bambini sono stati trattati allo stesso modo però in loro la Malattia di Krabbe era stata diagnosticata più tardi: questi a differenza dei primi hanno avuto un parziale recupero ma non la guarigione totale. Perché sottolinea questo fatto? Perché dimostra che bisogna fare ma magari proprio attenzione alle facili promesse: questi non fanno bastano pochi mesi in più dì notizia,., malattia per mutare il quadro. Eppure nei giorni del referendum si continua tanto a si leggeva di tutto: chi voleva parlare di cambiare la legge 40 sosteneva che le staminali risolverebbero staminali prese da Parkinson, Alzheimer, tumori, embrioni, quando insomma tutto. In realtà penso da queste non si e che si avranno buoni risultati mai ottenuto nulla. Invece le contro il Parkìnson, ma nulla staminali ricavate potranno ad esempio contro l’Alzheimer, che attacca l’intero sistema nervoso centrale. Certa stampa va avanti vendendo miracoli. Pochi giorni fa i ricercatori della Harvard Medicai School di Boston hanno pubblicato sulla prestigiosa rivista Science una scoperta che ha fatto scalpore:sono riusciti a far tornare indietro allo stadio di cellula staminale una cellula adulta tratta dalla pelle di un uomo, fondendola con una cellula staminale embrionale. Siamo punto a capo: se per ottenere in laboratorio nuove cellule staminali ho comunque bisogno di un’iniziale cellula embrionale, il problema etico non è risolto perché devo comunque sacrificare un embrione. Si potrebbero però utilizzare gli embrioni abortiti… Sarebbe accettabile dal punto di vista etico perché non comporterebbe donazione e successiva distruzione, ma è del tutto inutile: le cellule restano allo stadio di staminali “totipotenti’ solo nei primi 5 giorni dal concepimento, poi assumono le caratteristiche delle adulte. E in concreto che cosa cambia? Le cellule dei primi 5 giorni non sono ancora ‘programmate’ per uno scopo, per questo sono totipotenti’. Poi si differenziano e diventano pluri o monopotenti, cioè utili solo per determinati tessuti. Insomma, da Boston niente di nuovo, in realtà? La vera rivoluzione, invece, è quella del ricercatore australiano Alan Drouson, che nel 2004 è riuscito nella medesima impresa di far tornare indietro una cellula somatica, utilizzando però una staminale non embrionale. Ha dimostrato così che possiamo ottenere le caratteristiche embrionali senza utilizzare l’embrione. Per intenderci: ora sappiamo che puoi chiedere a una staminale non embrionale di far diventare staminale la cellula del corpo di un adulto. Rispetto all’esperimento di Drouson, dunque, quello di Boston è un passo indietro. Non risolve la questione etica. Ma da un punto di vista terapeutico rappresenta un passo avanti? Nemmeno. Le cellule ‘staminalizzate’ in laboratorio producono tumori. Inoltre contengono il Dna dell’embrione utilizzato all’inizio, quindi il paziente proprietario della cellula della pelle non potrà giovarsene. Alla fine: dov’è il successo?
I ricercatori della Harvard Medicai School di Boston hanno fuso una cellula adulta della pelle di un paziente con una cellula staminale embrionale. La fusione tra queste due cellule ha consentito di riprogrammare la prima allo stadio di staminale, ~cendola cioè ‘ringiovanire”, regredire a un livello primitivo totipotente. Le nuove cellule create in laboratorio si comportano esattamente, secondo gli autori del lavoro, come una staminale embrionale: producono infatti tumori se iniettate nei topi (un classico test per verificare se si tratta davvero di staminale embrionale), inoltre vivono a lungo, un’altra prerogativa delle cellule prelevate da embrioni. «In conclusione – hanno detto gli autori della ricerca, Douglas Melton e Kevin Eggan – questi risultati mostrano che le cellule embrionali hanno la capacità di riprogrammare le cellule adulte dopo la fusione cellulare».Tuttavia esiste «una sostanziale barriera tecnica», avvertono loro stessi. Infatti «queste nuove cellule contengono il patrimonio genetico delle cellule embrionali originali con cui si sono fuse, Ciò rappresenta un ostacolo alla riprogrammazione in serie per creare tessuti umani da impiegare in medicina, in quanto il materiale genetico non è lo stesso del paziente da cui viene prelevata la cellula d ella pelle da far regredire». Per questo «la nostra tecnologia non è ancora utilizzabile né è pronta per essere considerata un’alternativa alle cellule staminali recuperate da embrioni». Gli scienziati hanno utilizzato per lo studio cellule embrionali già esistenti, da laboratorio.