L’officina trasfusionale di Area vasta? Facciamola a Ravenna. La proposta arriva da Franco Bencivelli, neo-direttore del Dipartimento di Patologia clinica e Medicina trasfusionale dell’Ausl di Ravenna, a pochi giorni dalla pensione, che scatterà per lui il primo settembre.Pur riconoscendo alla nuova direzione aziendale l’importanza di alcune iniziative di carattere strategico assunte negli ultimi mesi – “la trasversalità interospedaliera dei Dipartimenti, la concentrazione delle funzioni amministrative, il potenziamento dell’offerta specialistica, ambulatoriale in particolare‿ – Bencivelli è convinto che l’allestimento a Pievesestina dell’“officina trasfusionale‿ sarebbe “un enorme sperpero di risorse pubbliche‿.La decisione richiederebbe quindi, per il primario, “un ulteriore momento di riflessione libero da interessi localistici‿; esistono infatti tuttora “strutture di servizio – anche sanitarie – disperse e ripetitive, suscettibili di riorganizzazione, con grandi potenzialità di recupero di efficienza e ancor più di efficacia‿.L’officina trasfusionale alla quale Bencivelli fa riferimento troverebbe spazio nel futuro “Laboratorio centralizzato di Romagna‿ di Pievesestina – uno dei progetti di Area Vasta che si stanno concretizzando – nel quale, afferma il capo-dipartimento di Ravenna, “le tre direzioni generali di Rimini, Forlì e Cesena si proporrebbero di realizzare un ‘programma di concentrazione’, costruendovi un ulteriore piano da destinarvi quasi per intero (1.100 metri quadri circa). L’“officina‿, spiega ancora il primario, avrebbe la funzione di controllo del sangue e produzione di emocomponenti.“La direzione generale di Ravenna – sostiene – accarezza da tempo l’idea di trasferire in questa nuova sede anche i controlli e la produzione del territorio ravennate‿. Un’idea che, a suo avviso, “contiene diversi gravi errori di impostazione‿.“Oggi infatti – afferma – esistono alternative capaci di migliorare l’efficienza del sistema evitando quel corposo investimento. Alternative – insiste – che meriterebbero di essere dettagliatamente studiate, prima di impegnare risorse in un progetto che ancora manca di un modello organizzativo ben disegnato e, soprattutto, di una valutazione tecnica di ‘convenienza’‿. Già in giugno, nelle sedute dei due organi regionali preposti alla programmazione del settore – il Comitato dei direttori dei Programmi speciali “sangue‿ e il Comitato regionale per l’attività trasfusionale – Bencivelli ha espresso le sue posizioni, registrate nero su bianco in due “dichiarazioni a verbale‿.Nel territorio di Ravenna la validazione è concentrata in un’unica sede, mentre la lavorazione è divisa fra Ravenna e Faenza, per un totale di 30mila unità di sangue trattate. “Nel Servizio di Immunoematologia e Trasfusione (Sit) lo spazio riservato a quest’attività – sottolinea Bencivelli -, che già oggi corrisponde al 57 per cento di quella della futura ‘officina’, è di circa 40 metri quadri, ma potrebbe bastare a lavorare, con le attuali dotazioni strumentali, l’intera produzione del territorio‿.Ma a fine 2006, con il completamento dell’edificio destinato al Dipartimento di Onco-Ematologia nell’ospedale di Ravenna, dove si trasferirà il laboratorio di criobiologia (dove si conservano le cellule staminali), “gli spazi disponibili nel Sit giungeranno a 80 metri quadri, più che sufficienti per la lavorazione di oltre 60mila unità di sangue intero‿.Bencivelli lo dice chiaro e tondo: “Considerando anche le strumentazioni presenti a Faenza, il Sit di Ravenna si troverebbe dotato di spazi e strumenti in grado di accogliere la validazione e la lavorazione di tutte le unità trasfusionali del territorio romagnolo, senza alcun investimento‿.Anche per quanto riguarda il personale infatti, il direttore del dipartimento ravennate sostiene che “risulterebbe più che sufficiente per sostenere i nuovi carichi di lavoro la dotazione aggiuntiva di un dirigente medico e di quattro unità tecniche, una delle quali trasferibile da Faenza e tre di nuova acquisizione, reperibili con relativa facilità per trasferimento da altre sedi della Romagna‿.Quanto al “decentramento‿ geografico di Ravenna rispetto al resto della Romagna, “no problem‿: “L’attivazione del laboratorio centralizzato – conclude Bencivelli – attiverà una rete quotidiana di collegamenti obbligati fra tutte le strutture ospedaliere del territorio‿.
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