Nuove cellule, corpo più giovane di 10 anni

La ricerca a Stoccolma con il metodo usato dagli archeologi. Ogni decennio le ossa si formano in modo.Un biologo scopre quali sono le cadenze con cui si rinnovano gli organi umani.

Andiamo avanti con l’età, ma il nostro corpo resta incredibilmente più giovane, di sette e anche dieci anni. Succede perché le cellule di molti tessuti si rinnovano in modo incessante e mantengono freschezza anagrafica. Come avere una doppia velocità. Processo non del tutto sconosciuto ai ricercatori impegnati a scoprire i segreti dell’ invecchiamento ma che ora acquista nuovo spessore alla luce di una pubblicazione molto importante comparsa nel numero di agosto della rivista Celi. Un biologo molecolare del Karolinska Institute di Stoccolma ha trovato il sistema di contare con precisione gli anni delle cellule. Il metodo è quello del carbonio 14, già utilizzato nel campo dell’archeologia e paleontologia, quello che e servito per attribuire una data alla Sacra Sindone. Ma è la prima volta che viene applicato all’uomo. Jonas Frisen ha analizzato le quantità di carbonio 14 presenti nel Dna come conseguenza di quello che abbiamo respirato verso la fine degli anni ’50-60, anni dei test nucleari. Così ha calcolato che ad esempio l’età delle cellule intestinali di un 38enne è di 10 anni in meno. Le uniche a nascere e morire assieme a noi sono quelle dell’ occhio, forse quelle del cuore e le cellule cerebrali, sebbene anche in quest’area siano state esplorate piccole zone che mantengono la giovinezza, ad esempio il bulbo olfattivo e una piccola isola nell’ippocampo. Viene così smentita definitivamente la teoria secondo la quale l’uomo è un essere immutabile, invece dobbiamo immaginare una macchina in perenne trasformazione. Le cellule dello stomaco hanno un turn over di circa 5 anni, ogni 10 rinascono quelle delle ossa, più breve invece la loro vita nel sangue, 120 giorni contro le due settimane dell’ epidermide. Ma perché allora arriva un momento in cui il deterioramento è ineluttabile? Secondo Frisen, intervistato dal New York Times, dipende dalle cellule staminali dei tessuti: «Con l’età la capacità di creare nuovi tasselli da sostituire a quelli consumati viene meno». I ricercatori accarezzano un sogno: riuscire a governare il processo dell’invecchiamento non solo per fermare gli anni ma anche per evitare le malattie che si accompagnano alla terza e quarta età. «Sappiano che a determinare la vecchiaia delle cellule è il micro-ambiente in cui sono immerse — dice Claudio Franceschi, immunologo dell’università di Bologna —vale a dire le citochine o i fattori di crescita. E’ vero, le cellule del corpo sono più giovani dell’ età anagrafica ma sono condizionate dal contesto. Dovremo capire quali sono gli elementi determinanti che ne inibiscono l’attività». Franceschi ha pubblicato due lavori dove dimostra che nei centenari i fibroblasti (cellule del tessuto connettivo dell’epidermide) e le ematopoietiche, progenitrici di globuli bianchi, rossi e piastrine, sono come «bambine» in quanto risultato di un rinnovamento. La misurazione però è avvenuta col sistema dei telomeri. Giuseppe Novelli, genetista dell’università di Tor Vergata, .inquadra la ricerca svedese dal punto divista delle ricadute nel campo della terapia cellulare che consiste nell’inserimento di staminali capaci di differenziarsi in tipi e sottotipi diversi all’interno di organi e tessuti, per rigenerarli: «Si potrà capire se le cellule correttive sono state assimilate nel tessuto da riparare, ad esempio se quelle trapiantate nel cuore infartuato si sono davvero tramutate in cellule cardiache. Finora gli esperimenti si basavano su metodi indiretti e imprecisi tanto da sollevare dubbi sulla plasticità delle staminali».