Il porporato di Venezia, in un’intervista al «Corriere», aveva individuato un «terreno comune per una nuova laicità». «Però io dico: attenti allo Stato etico».
Il cardinale Scola, Patriarca di Venezia, propone un «patto per una nuova laicità». Che cosa l’ha convinta, Marco Pannella, e che cosa no?
«Beh, mi ha convinto che egli assuma una iniziativa che è anche politica, e lo è nettamente, e che i termini di questo invito al dialogo, per me sempre benvenuto, siano oggi sempre più intelligibili ai laici-credenti o ai credenti-laici. Non fa un discorso da chierici, da iniziati..».
«Laici-credenti»?
«O viceversa, sì: viviamo in un tempo nel quale i due termini non sono in contraddizione ma rappresentano due connotati della stessa realtà antropologica, per riprendere il riferimenti del cardinale…». Marco Pannella tormenta un sigaro, la polo candida come i capelli a contrastare l’abbronzatura: su Radio radicale ha appena finito di parlare per un’ora dell’intervista al Corriere del Patriarca di Venezia, «è un documento molto importante, per la Chiesa siamo davanti a un momento di sintesi febbrile dei decenni di pensiero e di azione dell’attuale pontefice».
E cosa non l’ha convinta, invece?
«Direi che oggi la nuova laicità, così ipotizzata, mi sembra un tema meno urgente di quanto non possa essere la nuova religiosità: oggi, antropologicamente, la laicità è un elemento costitutivo della religiosità come la religiosità lo è della laicità. Anche i cosiddetti atei non sono indifferenti, ma credenti in altro».
Ricorda quasi ciò che diceva il cardinale Martini quando parlava del «credente e del non credente che c’è in ciascuno di noi».
Esattamente. Mi pare che proprio Martini abbia richiamato pubblicamente l’attenzione sul “relativismo cristiano