Il nuovo corso del Vaticano

Il segreto di Georg e gli altri uomini-chiave: uno solo è stato nominato (Levada) e tre riconfermati (Sodano, Szoka, Kasper). Ma per capire gli orientamenti futuri l’appuntamento è a Colonia. Corriere Magazine

Un papa meno creativo e più riflessivo, che a tre mesi dall’elezione non ha ancora scelto i «suoi» uomini – tranne il proprio successore alla Dottrina della fede – e che forse non mira a sceglierne: si direbbe che Benedetto XVI si attribuisca un ruolo di pausa nella vicenda del papato che aveva vissuto, negli ultimi decenni, tante accelerazioni. Quanto agli uomini, abbiamo la nomina dell’arcivescovo americano Levada a prefetto dell’ex Sant’Uffizio, il ruolo che il cardinale Ratzinger aveva impersonato per 23 anni; l’invio a Cracovia dell’arcivescovo Stanislaw Dziwisz, che era stato quarant’anni a fianco di Karol Wojtyla e l’apparizione sulla scena del segretario personale don Georg. Forse don Georg Gaenswein, bella faccia, sportivo, cordiale, docente di diritto all’Università della Santa Croce, è l’unica vera novità intervenuta sulla scena vaticana dopo l’elezione del papa tedesco.

Da due anni era il segretario personale del cardinale Ratzinger e probabilmente si aspettava di compiere una tranquilla carriera curiale quando il suo «capo» fosse andato in pensione. Ma l’elezione a papa ha fatto dimenticare al cardinale bavarese il sogno del ritorno in patria e ha catapultato don Georg su una scena vasta quanto il mondo. Don Georg sta a don Stanislaw come il papa teologo che è Ratzinger sta al papa gestuale che era Wojtyla. Avremo un papa meno presente sulla scena e un segretario più defilato. Egli è severo in dottrina (dicono sia più rigido del maestro) e simpatico nel tratto, ma la curiosità dell’opinione pubblica sarà costretta ad accontentarsi di vederlo accanto al papa, che gli passa i fogli e gli occhiali, gli aggiusta il microfono, gli dice qualcosa all’orecchio. Probabilmente non sentiremo mai la sua voce. William Joseph Levada, da dieci anni arcivescovo di San Francisco, rifiuta l’etichetta di «conservatore», dice che un vescovo deve essere sciolto da ogni appartenenza politica e d’opinione. Papa Ratzinger l’ha scelto a proprio successore nell’ufficio di custode della dottrina perché l’ha ben conosciuto come collaboratore in tanti anni e in particolare nella preparazione del Catechismo della Chiesa cattolica, pubblicato nel 1992. Una nomina, dunque, nell’ordine delle previsioni, preannunciata dai media. Come del resto la promozione di don Stanislaw ad arcivescovo di Cracovia: tutti la davano per ovvia, a essa mirava il cardinale uscente di Cracovia Macharski e il papa l’ha accontentato. Lo stesso segno – di adeguamento a un’attesa diffusa – è riscontrabile nella decisione di avviare subito la causa di beatificazione di papa Wojtyla. Forse papa Ratzinger non ne era così convinto, dal momento che quand’era cardinale aveva parlato di un «eccesso» di beatificazioni e canonizzazioni, ma ha voluto rispondere all’attesa popolare e degli stessi cardinali che l’hanno eletto.

Qui tocchiamo un nervo del pontificato che si va inaugurando: Benedetto XVI viene dalla Curia ed è stato eletto per l’iniziativa, in primis, dei colleghi di Curia. Egli dunque è quantomeno tentato di fare sue le aspettative dell’ambiente che l’ha proposto. Non è detto che poi le segua, ma le prende in considerazione. Forse va cercata qui la ragione delle mancate nomine di nuovi collaboratori: ha confermato tutti, anche i cardinali – come il segretario di Stato Angelo Sodano e il governatore della Città del Vaticano Edmund Szoka – che da tempo hanno superato l’età pensionabile dei 75 anni. È verosimile che il nuovo papa viaggerà di meno del predecessore e in modo più sobrio, come ha fatto andando a Bari il 29 maggio: è arrivato in elicottero, ha celebrato ed è ripartito. Viaggerà dunque come papa Montini e non come papa Wojtyla. È anche probabile che pubblichi meno documenti e si faccia vedere di meno per televisione. Forse non avremo quei video che raccontavano la giornata di papa Wojtyla in montagna. È sicuro che si concentrerà sulla «dottrina della fede», senza trascurare l’ecumenismo e il dialogo interreligioso. Da cardinale era il braccio destro di papa Wojtyla, che ne aveva anche uno sinistro che era il cardinale Walter Kasper, responsabile dell’ecumenismo, anch’egli tedesco e teologo. Ratzinger e Kasper discutevano e si dividevano, ma ora papa Ratzinger dà piena fiducia a Kasper, che ha confermato e del quale ha lo stesso bisogno che ne aveva Wojtyla. Per avere qualche lume sugli orientamenti del papa tedesco occorre attendere agosto e settembre. In agosto andrà a Colonia per la Giornata mondiale della gioventù: vedremo come reagirà all’abbraccio della patria, come parlerà ai giovani. In ottobre si terrà il Sinodo sull’Eucarestia, occasione per verificare se Benedetto nutre propositi riformatori in materia di governo della Chiesa.