A un anno dall’entrata in vigore della legge 40, che regola le tecniche di fecondazione assistita (PMA), sono aumentati del 44% i casi di aborto spontaneo per le donne che si sottopongono a tali tecniche. Se prima interessavano poco più di una donna su 10 (14%) ora riguardano una donna su 4 (25%). Lo riferisce Paolo Giovanni Arpini, il nuovo presidente della Società Italiana di Embriologia Riproduzione e Ricerca (Sierr) nell’incontro tenutosi a Roma “La procreazione medicalmente assistita in Italia a un anno dall’introduzione della legge 40”. Il motivo di questo importante aumento, spiega l’embriologo, è che oggi non è più consentita la selezione pre-impianto dell’embrione. Con la legge 40, è aumentato del 59% il numero di embrioni di cattiva qualità trasferiti in utero, spiega ancora Arpini, ovvero tutti quelli che, valutati con criteri morfologici, non risultano «vitali» e che quindi non daranno avvio alla gravidanza. Oggi, aggiunge l’esperto, la normativa consente di evitare il trasferimento in utero solo nei casi in cui l’embrione risulti gravemente alterato. Il dato degli embriologi italiani tiene conto anche delle gravidanze ottenute con embrioni crioconservati, pratica oggi non più ammessa nel nostro paese. Per questo, dicono gli esperti, il dato rimane in accordo con quello di una diminuzione del 10-22% delle gravidanze di recente reso noto in un lavoro italiano pubblicato sulla rivista “Human Reproduction”. Gli embriologi puntano il dito contro questa legge che si ripercuote sui casi di aborto precoce e, naturalmente, ha un forte peso sulla salute psicologica della donna che si sottopone alle pratiche di fecondazione assistita.
La legge 40 compie un anno. Gli embriologi: aumentati i casi di aborto precoce.
da Liberazione